Ieri, alla quotidiana ricerca di bersagli sui quali riversare la propria xenofobia paternalista, il Caporale ha preso di mira il cantante Sergio Sylvestre, il quale durante la finale di Coppa Italia ha avuto un infingimento (cronometrati: 2”) nell’intonare l’adorabile marcetta che ci fa da inno nazionale. Senza usare i toni dei giornali satirici (“Canta solo perché è nero”, titolo di Libero, cui manca solo l’Illinois per far parte dei nazisti dell’Illinois), il Caporale si è concentrato su “sbaglia l’inno” (non l’ha sbagliato: era emozionato) e “saluta col pugno chiuso” (voleva dargli del comunista) chiedendosi “dove l’hanno trovato”. L’hanno trovato ad Amici, che ha vinto qualche anno fa, con merito, ragion per cui ha nobilitato il pezzo in questione cantandolo benissimo. Ossia è uscito da quella tv commerciale senza la quale, con tutto il rispetto per i venditori del Folletto, Salvini farebbe il venditore del Folletto. Infine, l’accusa di vilipendio viene da quello di “Padania is not Italy”, orecchiante della secessione, che ballava Mameli in versione techno, un anno fa, di questi tempi, al Papeete, in mezzo a ballerine discinte e panzoni eccitati. Malissimo, per altro. Perché, com’è noto, i Salvini non hanno il ritmo nel sangue.