Il fuoriclasse serbo Novak Djokovic, che in un recente passato si era ripromesso di abbandonare il tennis se costretto a vaccinarsi contro il Covid 19, ha organizzato un torneo per raccogliere fondi a favore dei contagiati. Lo ha fatto in Serbia e Croazia. Il che, visto che i due popoli pochi secondi fa si bombardavano vicendevolmente, parebbe d'acchito persino encomiabile. Purtroppo ha omesso un paio di decisive precauzioni, anzi tre: gli spalti erano gremiti, il pubblico non portava protezioni di sorta, peraltro in ottemperanza alle decisioni del Governo Sovranista locale, e lui stesso si era ben guardato, rivendicandolo, di sottoporsi a un tampone. Risultato: contagiato il suo allenatore e due tennisti, uno dei quali teoricamente impegnato nella finale, che è quindi saltata. Sembra di tornare ai primi tempi della pandemia, quando tutti invitavano(mo) a ripartire ed esorcizzare il male. Solo che nel mezzo ci sono nove milioni di contagiati, di cui 16000 nei teatri della kermesse di cui sopra. Secondo Andre Agassi, autore del miracoloso Open, il tennis è una specie di pugilato a distanza. Non stupisce che qualcuno possa uscirne suonato come un gong.