Di Emilio Fede si può e si deve pensare ogni nefandezza. Non è vero che il suo Tg4 fosse uno spettacolo di cabaret: era il viatico alla definitiva trasformazione dei canali Mediaset in cinghia di trasmissione del consenso prima, di un modello culturale poi, del sovranismo rancoroso che, finita l’era aurea pre-Tangentopoli, ha incattivito una parte decisiva del Paese: craxista prima, berlusconiana poi e ora turbosovranista. Quella che ha campato per anni sulle spalle degli italiani più fessi (i buonisti) e ora si lamenta che è finito il salmone anche per loro. In piazza. Facendo il saluto romano. Però. Però, ma davvero? Ma davvero cinque agenti per bloccare un vecchietto che mangia la pizza? Ma davvero il reprobo esibito che manco Priebke? E soprattutto: ma davvero per le cene eleganti, per quell’indecoroso meretricio intellettuale e fisico, per l’oscenità non tanto morale (chi ha i soldi per farsi Pornhub dal vivo, giusto che se li spenda) ma pervasiva, tumorale, fotografia del Ventennio berlusconiano e delle macerie che ha provocato, l’unico a pagare è quello che reggeva la candela, mentre il mandante si appresta a tornare al Governo? Mi sorprendo a doverlo dire: temo che il problema sia, davvero, stavolta, ben altro.