Guido Crosetto 

Love me gender

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A Guido Crosetto, fratello d’Italia e di Giorgia Meloni, mi lega una cordiale inimicizia. Dice spesso cose di raro buonsenso e se, quando l’ho intervistato a Casa Lateral, fossi riuscito a farlo dichiarare antifascista, sarebbe stato l’alfiere della Destra con cui non solo sarebbe lecito ma auspicabile condividere ogni momento di reale interesse nazionale. Ad ascoltarne molte uscite viene da pensare che la “nuova” Giorgia, quella che è arrivata al 15 per cento fotocopiando la comunicazione di Salvini, rispetto al quale ha il vantaggio immediato di non aver mai governato in tempi recenti, e dunque di risultare intonsa agli affamati di populismo, sia solo fuffa propagandistica di cui non preoccuparsi troppo. Per questo, per il rapporto che ci unisce, ci tengo a non lasciare inevasa la domanda sulla legge contro l’omofobia che ha posto ieri su Twitter e cioè “se incontro una donna incinta posso chiederle se è maschio o femmina senza temere denunce?”. Caro Guido, la legge punisce solo le discriminazioni. Rischi al massimo la stessa risposta che ti meriteresti se ponessi la domanda di genere a un adulto: ma i cazzi tuoi mai?