Un manipolo di Fratelli d’Italia, in sonno o in servizio, produce da anni una martellante pubblicistica per la scoperta della verità sulla strage di Bologna. Sarebbe lodevole. Se non fosse che è tutta improntata alla rimozione dell’aggettivo “fascista” dall’eccidio per attribuirlo a fantomatiche trame internazionali, aggiungendo ogni volta rivelazioni che non lo sono. Un po’ come se (è una forzatura quasi irricevibile e me ne scuso) il sottoscritto cercasse di dimostrare che le Brigate Rosse si chiamavano così perché venivano da Marte. Che sia una bomba fascista, di quel fascismo all’italiana che raggruma manovalanza nera, depistatori vari, l’atlantismo esplosivo in modalità anni Settanta, lo sappiamo tutti da subito. Ora però ci sono le ricevute. C’è la dimostrazione che quarant’anni fa Licio Gelli pagò (in dollari) i basisti della bomba nella stazione a due passi da casa mia. E, anche, che versò denaro per inquinare le fonti dell’informazione per evocare complotti dall’estero. Giunga perciò ai Fratelli di cui sopra, alcuni dei quali bolognesi, la mia sincera vicinanza: loro, per lordare la memoria condivisa della mia città, si sono persino spesi gratis.