Sei anni fa, Giorgia Meloni esprimeva pubblica solidarietà alla madre di Federico Aldrovandi, il ragazzo ucciso da quattro agenti infedeli, i quali avevano appena ricevuto una standing ovation al congresso del sindacato di polizia diretta emanazione di Fratelli d’Italia. Aveva meno del dieci per cento. L’altro giorno, come Salvini, ha diffidato chiunque dal gettare fango sui Carabinieri di Piacenza. Si riferiva alla stampa. E ora è al 18. Perché ha capito per tempo che l’Italia sovranista, da sempre in cerca di un uomo della provvidenza cui affidare l’ideologizzazione dell’italico “cazzi miei”, poteva cambiare cavallo (scosso). L’automojito ha fatto il resto, ed eccola albero maestro di chi si proclama in direzione ostinata e contraria e invece va sempre a favore di vento. Infine, l’intemerata di ieri. Alla Camera. Roba che al confronto Paola Taverna sembrava Lady D. Un monologo con cui la migliore amica del satrapo Orban, colei che ora vuole decidere il sesso del tuo coniuge, se fai figli, se puoi adottarli, come muori, se sei illegale perché hai la pelle sbagliata, ha denunciato incombenti derive liberticide. La Meloni che voleva migliorare la pancia del Paese non c’è più. Ora la segue. Con conseguenze fisiologiche del caso.