Grado e torno

1 minuti di lettura
Giuliano Felluga era fino a ieri il responsabile della protezione civile a Grado, posto in cui fare scalo, come ricorda il Poeta, è sempre stato più che piacevole. In un post sui migranti, ha scritto tra l’altro che stava organizzando “i squadroni della morte” per “riportare la Normalità”, ché “ha grado ci sono persone che metterebbero la firma per mangiare quello che buttano via”, e “noi sappiamo solo assistere i stranieri”, proponendo poi di risolvere il problema accendendo un forno crematorio con taniche di benzina. L’ultima frase, l’unica in italiano corrente, configura tra l’altro una concreta ipotesi di esplosione. Nelle stesse ore, il Caporale pubblicava un video girato (così diceva) a Lampedusa, nel quale (così diceva) uno straniero fuggiva (così diceva) da un’auto che stava tentando di rubare. Un’auto. Su un’isola. Probabilmente sperava di arrivare in Italia in macchina. Sotto il post, il solito odio torrenziale. Ricordo un antico motteggio: “Con un debito di 5000 euro sei nei guai tu. Con un debito di 100.000, è nei guai il tuo direttore di banca. Con un debito di 250 milioni, entri in politica e fondi Forza Italia”. Solidarietà dunque a Felluga: avesse avuto un debito di 49 milioni, sarebbe ancora al lavoro.