Manlio Di Stefano viceministro agli Esteri è come Vittorio Sgarbi che pubblicizza un calmante, Manuela Arcuri che insegna all’Actor’s Studio, Briatore che paga l’Irpef sullo yacht. L’unico Paese estero che conosce bene è la Russia di Putin, dove partecipava a convegni di Russia Unita credendo di essere a Legoland. Per dire: manco ha mai negoziato fondi neri attraverso forniture petrolifere. Così ieri, quando ha espresso solidarietà alla Libia, dopo l’esplosione di Beirut, nessuno si è stupito più di tanto. Qualche rassegnato sfottò e via. Ma Manlio non si è dato per vinto e sempre sui social ci ha spiegato che i cretini eravamo noi. Lui aveva semplicemente sbagliato a digitare. Purtroppo però il tweet - cancellato - assicurava che (“Lo ripeto”) “l’Italia c’è ed è pronta a dare tutto l’aiuto possibile”. In quel “lo ripeto” c’è la pistola fumante che Di Stefano parlava proprio di Libia e aveva fatto casino. Il che mi rimembra un vecchio adagio giornalistico: “Una smentita è una notizia data due volte”. Al quale, per aiutare la comprensione del viceministro, aggiungo una spiega un filo più greve: a tutti capita di pestare una merda, l’importante è non ballarci il flamenco sopra.