(ansa)

Cosa anche nostra

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E ora un chissenefrega: ieri ho espresso solidarietà social a Massimo Giletti, costretto a finire sotto scorta per le minacce mafiose ricevute. Un ulteriore chissenefrega: a parte lo stesso tesserino in tasca, credo di non avere altro in comune con Giletti, il cui programma spesso mi procura eruzioni cutanee da allergia al populismo. Però (e questo è forse appena meno irrilevante) mi hanno colpito i commenti sotto al post, che lo irridevano. Cose tipo: "La mafia è davvero messa male", "Scorte regalate", "Ma cos'ha fatto contro la mafia?". Ecco: credo che questa sia la domanda nodale. Cos'ha fatto? Ne ha parlato. E parlarne in un programma mainstream è esattamente ciò che fa incazzare quella montagna di merda che tutto sporca in questo sfortunato Paese. Per lui valga il teorema Costanzo: avrà anche creato il cangurotto, ma ospitò Falcone e lo fecero saltare per aria. E so bene che ci sono cognomi (da Peppino Impastato a Giancarlo Siani, da Roberto Saviano a Nello Scavo) che scatenano più facilmente l'empatia. Ma finché accettiamo che sia anche un solo cronista sotto chiave perché urla l'indicibile, non saremo mai salvi. E pazienza se è troppo pettinato o, addirittura, tiene per la Juve.