(ansa)

Penso negativo

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Allo stato dell’arte, il Pd è la versione se possibile più composta della Grande Chiesa evocata da Jovanotti in “Penso positivo”, quella che andava da Che Guevara a Madre Teresa passando per Malcolm X, Gandhi e San Patrignano. Zingaretti guida un governo interno di minoranza che si estende dai renziani anonimi (quelli che il Matteo giusto gli ha lasciato in pancia per continuare a condizionare il partito col joystick) fino a Michele Emiliano, il quale a sua volta rappresenta la cosiddetta sinistra radicale interna ma intanto mette in lista esponenti di CasaPound e agisce da grillino in sonno. Per usare un francesismo, ognuno fa un po’ il cazzo che vuole. Giunge perciò un filo a sorpresa la notizia secondo cui, in occasione del referendum suicida che lederà la democrazia rappresentativa perché sennò Di Maio trattiene il fiato fino a diventare blu, il partito sarebbe orientato a non concedere ai propri sostenitori la libertà di coscienza: si vota sì e basta. Eppure c’è un motivo . La vittoria del No è molto improbabile ma non impossibile. Nel caso, il Pd, non vorrebbe farsi sfuggire l’occasione di perdere un’altra elezione.