"Siete poveri? Cazzi vostri!". È un vecchio titolo del settimanale satirico "Cuore", il cui successo tentai invano di boicottare quando ne ero redattore. Mi torna in mente ogni qualvolta qualcuno, a qualunque livello, per ragioni di real politik, giammai per razzismo, ribadisce che i cosiddetti "migranti economici" costituiscono un'emergenza e li rimanderemo a casa con l'inflessibilità delle decisioni irrevocabili. È la versione più farisea di un altro Everest dell'ipocrisia: il grufolante "Aiutiamoli a casa loro". Negli ultimi cinque giorni sono affondate nel Canale di Sicilia, con un tributo di vite umane valutabile nelle diverse centinaia, tre navi. Una di esse sotto il fuoco della cosiddetta guardia costiera libica, quella cui versiamo fior di denari perché ci tenga pulito il davanzale e nasconda la polvere africana in un qualche accidenti di lager. Così, mentre noi ci balocchiamo coi nuovi decessi da Covid causa invincibile anarchismo italiano, i nostri giannizzeri ammazzano poveracci, pardon: migranti economici, ancora prima che si dichiarino tali e dunque vengano presi a pedate. Al prossimo raid diplomatico in Tunisia mi presenterei direttamente così: "Siete poveri? Cazzi vostri!". A Salvini e alla Meloni finora ha portato benissimo.