l proprietario del Napoli, Aurelio De Laurentiis, non sopporta la “minuzzaglia”. Ogni tanto si scaglia contro squadre più deboli (che poi, capita pure quello, magari gliele suonano) e vorrebbe una selezione di censo all’ingresso del privée di Serie A. Anche ieri ha irriso pubblicamente le neopromosse che chiedono “chi mi presti?”, “chi non ti pago?”. Tipico di chi considera gli altri da sé servitù e ritiene intrusi quelli che tanto non vinceranno mai niente. Plausibile, per carità. Probabilmente Adl pensa già alla Superlega europea nella quale gli altri tratterebbero il Napoli come lui tratta le piccole società italiane. Forse vagheggia persino un modello Usa. Solo che negli Usa anche le piccole società hanno la possibilità di vincere perché 1) c’è un tetto salariale; 2) le squadre meno forti hanno la precedenza sui giovani di prospettiva e li pagano un prezzo dato; 3) se ti fischiano contro non vai a piangere in tv e magari la volta dopo arriva il favoretto. Spiace, e molto, che De Laurentiis rappresenti una città fiera da cui proviene il concetto intrecciato di “miseria e nobiltà”, un posto in cui persino Maradona, il più forte del mondo, aveva dentro la forza di chi lo status quo cerca di abbatterlo. Ma, come credo si dica a Bolzano, chest’é.