L’economista postmontiano Michele Boldrin ha rilanciato ieri sui social l’ipotesi di una tassa di solidarietà da applicare solo agli statali. Nel frattempo il vivaista Luciano Nobili, del quale non risultano imprese memorabili nonostante secoli in Parlamento, ha sostenuto, peraltro in folta compagnia, che il reddito di cittadinanza percepito dai presunti assassini di Willy Monteiro rappresenti la prova che la misura è una minchiata. Funziona così: prendi due dati veri – 1) esistono statali che si imboscano, 2) il reddito di cittadinanza così com’è concepito è effettivamente una minchiata – e invece di voler agire sulle cause spari pallottole verbali a casaccio. Il punto è che in entrambi i casi il problema non sta nello status. Cioè: non è che chi lavora per lo Stato o percepisce il Rdc sia ipso facto un fannullone, il punto è che c’è chi prevarica approfittando di un Paese in cui la furbizia è considerata una dote e nessuno controlla. Se figure anche preparate si rifugiano nel luogo comune da bar, o figure meno preparate usano tragedie per bieca propaganda, la domanda sorge spontanea: non sarà che, al netto delle convinzioni economiche e/o politiche, vi stanno sulle balle i poveri?