La grande perdenza

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Come sempre hanno vinto tutti. Conte, che voleva il sì, e i suoi giornalisti di riferimento che hanno implorato la base grillina di sostenere Emiliano e Giani. Il Pd, almeno ufficialmente: sia il referendum, sia le famose ex roccaforti. Vince Di Maio, che pure rischiava gli annullassero la scheda perché nel suo caso la croce è anche la firma. Vincono i medi, i grigi, gli Zingaretti che sanno di essere Zingaretti e non credono, e meno male, alle proprie dichiarazioni roboanti sul momento storico che ci appresteremmo a vivere. Un momento storico, se c’è Laura Castelli in un qualunque ruolo di responsabilità, non è un momento storico. Perdono in tre. AleDiBattista, che mentre scrivo sta partendo per il Chiapas e dunque tenta di prenotare un aereo per Melbourne. E, soprattutto, i due Mattei. Il ganassa lombardo, che continua a svilire il ruolo della donna candidando le più impresentabili, convinto che bastino quattro hashtag per liberare le cosiddette Regioni rosse da settant’anni di buoni asili e pappa per tutti. Le coop per prime. E Renzi. Ininfluente in Toscana e soprattutto in Puglia, dove correva per ridare la Regione a Fitto. Al momento sembra l’antitesi di Jep Gambardella. Non solo non riesce a partecipare alle feste: non gli riesce nemmeno di farle fallire.