La penna brillante (senza ironia) di un noto quotidiano satirico ha criticato ieri Sua Santità perché si è schierato solennemente contro l’eutanasia: “Adesso il Papa ci dice pure come morire”. Avendo posizioni collimanti – credo che ognuno, in malattia, possa decidere come andarsene – ho istintivamente pensato che, pur scrivendo egli su un’arma contundente, ero d’accordo con lui. Poi però mi sono detto il tema non era chi scrive cosa, e dove, ma quelli che lo leggono. E quelli che lo leggono, basta fare un salto nella pagina delle lettere, si proclamano difensori della Fede, del cristianesimo, dei nostri valori. Contro ogni eresia. Cattolici di quelli che porgono l’altra guancia solo se non è la loro. E qui cascano gli asini: perché io, il brillante corsivista di cui sopra e chiunque non professi religione alcuna, possiamo prenderla come ci pare, così, senza farne un dramma. Può piacerci il Vangelo, possiamo essere nel fan club di Gesù, prediligerne i tratti rivoluzionari e (oddio) tolleranti/progressisti, ma smarcarci da quel che non ci piace. Scegliamo. Mica finiamo all’inferno: non c’è. Gli altri si beccano il pacchetto intero. Tanto più che il Papa è infallibile, anche se non ce lo fa pesare. Quindi smettete di criticarlo o di dargli del comunista. E correte a confessarvi. Infedeli.