(afp)

Covfefe 19

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La curiosa evenienza per cui i politicamente scorretti, quelli che gorgogliano "buonista" a chiunque non usi la mazza da baseball per trattare coi migranti, passano all'indignazione più acrobatica ove qualcuno tocchi i "loro", andrebbe analizzata da un bravo psichiatra. In sua assenza, mi pregerò di applicare la mia tradizionale faziosità alla levata di scudi contro chi "festeggia" il Covid di Trump. Punto primo: non festeggia quasi nessuno. I social contano il giusto. La fogna virtuale è piena di troll anonimi e di cretini in genere. Si può pensare ogni male dell'uomo più potente del mondo (qualche caso di scuola: sessista, razzista, evasore, sodale del peggio del peggio del peggio tipo i nazisti dell'Illinois e di altri stati assortiti) ma da qui ad augurargli la morte ce ne corre. Poi però c'è un meccanismo che ci sfugge, che si divincola da ogni autocensura, ed è l'ironia involontaria, quella che è nei fatti, che corre veloce di bocca in bocca: perché, accidenti, la malattia di un negazionista, la positività di un uomo che ha messo a rischio la salute dei suoi amministrati e del mondo intero, la caduta anche parziale di un gradasso incosciente che pensava bastasse dare la colpa ai cinesi, uno che sembra la parodia dei cattivi di Ian Fleming, ma certo che fa ridere. E non puoi farci niente, The Donald. Comunque auguri.