(ansa)

Palp fiction

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Non appaia la mia un’intemerata ad giornalem. Nessuno ha titolo per scagliare la prima pietra. Tutti abbiamo prima o poi ululato di stupore di fronte a donne che facevano lavori “da uomini”, ognuno avrà accolto come un parcellare clangore l’avanzata lessicale delle direttrici, delle assessore, delle sindache, che suonavano incongrue solo perché mai udite prima. Le operaie, quelle sì, ci andavano bene. E ancor meglio le donne capaci addirittura di sfondare sul lavoro benché madri. Anzi: proprio per quello, perché più aderenti al cliché che avevamo cucito loro addosso di addette attive al perpetuarsi della specie. Però, ecco, la sfilata di titoli di ieri, le “ragazze del Nobel”, la consueta ablazione del cognome cui molti cronisti hanno costretto le due chimiche migliori al mondo, fino a un clamoroso “come  Thelma e Louise” sparato a tutta pagina... Ecco, ripeto: va benissimo, per carità, anche se le due icone finivano in fondo a un burrone. Nessuno è innocente e di titoli ad effetto son lastricate le migliori intenzioni. Però se l’anno prossimo vincono due uomini, almeno chiamiamoli Starsky e Hutch. Giusto per evitare al mondo maschi un’altra figura di Ric e Gian.