Quintilio Tombolini (ansa)

Un uomo perbene

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Chiunque abbia frequentato la sede di Mediaset qualche anno fa, ne avrà tratto l’impressione di trovarsi in una copia alla rucola di viale Mazzini. Erano i tempi gioviali in cui il Cavaliere copiava la Rai e aveva un modello editoriale modulato sulle reti avversarie: Canale 5 era Rai 1, Italia 1 era Rai 3, Rete 4 somigliava a Rai 2. Non quella di oggi, però. Più il Secondo Canale post riforma del ‘76, quello libertario e laico. O almeno finché la diresse Quintilio Tombolini, detto Lillo, un uomo gentile e perbene, ammalato di cultura e televisione, che non disprezzava il suo pubblico ma puntava a intrattenerlo e, quando possibile, addirittura a erudirlo. Lillo finì poi a Tmc e a La7, dove da qualche tempo si occupava d’altro, anche di dare consigli, con la consueta regalità pacata. Umile e magistrale. Se ne è andato ieri, insieme a una certa idea di televisione, comunicandolo personalmente attraverso un post su Facebook che aveva preparato per tempo: “Ciao a tutti, vi lascio inventare un nuovo modo di pensare per questo nuovo mondo che ormai è qui. Continuo nel mio lavoro di tracciatore di piste. Intanto vado”. Mi sia consentito l’uso privato di rubrica pubblica per ringraziarlo a nome di tutti noi. Un’altra tv era possibile.