La visione di Papa Francesco come un pericoloso eretico che sta distruggendo la Chiesa si porta benissimo nel club di quelli che si dicono fuori dal coro e normalmente lo compongono, il coro, emettendo suoni altissimi e rumorosi motteggi gassosi. I teologi muscolari, i baciapile acrobatici, i cattivisti in servizio permanente effettivo, non possono sopportare una figura che toglie loro scuse per odiare, dividere, discriminare. Non possono amare chi porta davvero pace. Non sono in grado di accettare un tizio che sin dal nome ha deciso di riprendere in mano il libro che loro, i ratzingeristi anonimi, i moralisti senza morale, quelli che amano il prossimo come quei vecchi e immutabili cartelli da bar ("Si fa credito da domani"), percepiscono a ragione come una minaccia. Credessero davvero, portassero un rispetto anche minimale per ciò che sostengono di professare, e invece vivono alla stregua di una superstizione pelosa, interessata, paranoica e speculativa, sarebbero felici di un front-man che allarga la base, che raccoglie nuovi credenti, che sfonda muri di Berlino e quarte pareti dell'ateismo imbracciando la benna della constatazione: tutti gli uomini sono uguali. Tutti devono avere pari diritti. Parole che arrivano anche a chi non si fida di ciò che non vede, ma non può non fidarsi di un uomo giusto. Tanto voi credete lo stesso, no? Allora festeggiate: adesso (gli) crediamo anche noi.