Ieri a Radio1 Mario Calabresi ha detto una cosa sacrosanta sul Dpcm e sui cinema, teatri, ristoranti chiusi da Conte: da noi, come sempre, pagano per tutti gli italiani ligi alle regole. Quelli che hanno speso palate di euro per mettersi in regola e cercare di riaprire. Che ora si fermano, per colpa di chi non le ha rispettate. Cui, con le loro tasse, pagheranno gli eventuali sussidi governativi. È lo stesso meccanismo che ci perseguita quando ci troviamo di fronte al fisco: gli onesti aiutano i ladri, che li deridono pure e li tacciano di buonismo. Cionondimeno, e uso questo termine per dimostrare che ho fatto il Classico (ho fatto le Magistrali) avverto un fastidioso senso di superiorià intellettuale da parte “nostra”. E per “nostra” intendo chi in qualche modo ha a che fare coi consumi culturali. Perché abbellire i neuroni altrui è meritorio, necessario, non negoziabile. Ma chi impasta michette e le vende alle trattorie non ha meno diritti di chi il Classico l’ha fatto davvero. Nel sollevarsi di scudi per proteggere le arti, c’è un parcellare stridore su cui forse potremmo aprire una riflessione. Perché quando i teatri e i cinema riapriranno, ci vada anche chi talvolta li ha evitati per un malinteso complesso d’inferiorità.