Mentre Giuseppe Conte riferiva alla Camera le quattro cose confuse che ha architettato per la gestione del Covid19 (che sono confuse esattamente come le misure che avrebbe preso chiunque al suo posto) su Rainews 24 c’era la ministra Bellanova che poneva dubbi sui fondamenti sanitari dell’ultimo Dpcm. Chiunque potrebbe essere d’accordo con Bellanova, ma c’è un piccolo particolare: nessuno di noi è ministro. A ciò si aggiunga la bella intervista a palle incatenate di ieri concessa da Matteo Renzi a questo giornale, ennesimo sgambetto del duepercento riformista al Governo che ha contribuito – grazie sempre – a far nascere. La rendita di posizione (contraria) che i vivaisti cercano di mettere insieme ogni giorno resta uno dei misteri più gloriosi di questa terza repubblica così simile alla prima. Per i quattro che ricordano il fenomeno, siamo nel campo del più clamoroso doroteismo. Il dato più curioso, però, è che i cannonieri del povero Dicastero Conte siano in massima parte ex comunisti, divittoriani, reduci dalla famosa sinistra-sinistra, che oggi si collocano a Destra di Malagodi. A questo punto è quasi un peccato che Sandro Bondi abbia lasciato la politica. Ci starebbe uno dei suoi haiku: ostilità mite/fronda gentile/ricatto garrulo/estinzione garantita.