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(afp)

Ciao Rudy

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Nello scenario post-atomico che Donald Clown lascia all’America tutta, anche quella che lo ha votato sperando di emularlo, si staglia leggendaria la figura di Rudolph Giuliani. Fino all’11 settembre 2001, Giuliani era noto soprattutto per alcune tesi anche condivisibili in tema ordine pubblico (come la famosa “teoria della finestra” sul degrado) e per il riporto acrobatico che ne aveva fatto bersaglio fisso di Dave Letterman e di molti altri show di seconda serata. Poi, divenne il simbolo del coraggio di una città che ha saputo rialzarsi, ricostruire, ritornare l’ombelico del mondo dove le etnie si fondono con esiti mirabili, non poche contraddizioni, ma mantenendo lo sguardo dritto e aperto nel futuro. Poteva vivere di rendita. Ha deciso di sperperarla diventando lo scendiletto di Trump, compresa la grottesca conferenza stampa di ieri in cui faceva da megafono alla curiosa teoria secondo cui non si devono contare i voti per gli altri. La scena di …
Nello scenario post-atomico che Donald Clown lascia all’America tutta, anche quella che lo ha votato sperando di emularlo, si staglia leggendaria la figura di Rudolph Giuliani. Fino all’11 settembre 2001, Giuliani era noto soprattutto per alcune tesi anche condivisibili in tema ordine pubblico (come la famosa “teoria della finestra” sul degrado) e per il riporto acrobatico che ne aveva fatto bersaglio fisso di Dave Letterman e di molti altri show di seconda serata. Poi, divenne il simbolo del coraggio di una città che ha saputo rialzarsi, ricostruire, ritornare l’ombelico del mondo dove le etnie si fondono con esiti mirabili, non poche contraddizioni, ma mantenendo lo sguardo dritto e aperto nel futuro. Poteva vivere di rendita. Ha deciso di sperperarla diventando lo scendiletto di Trump, compresa la grottesca conferenza stampa di ieri in cui faceva da megafono alla curiosa teoria secondo cui non si devono contare i voti per gli altri. La scena di Borat in cui si slaccia i pantaloni sperando di giacere con un’attrice è la cosa più decorosa che gli sia capitata negli ultimi anni e rappresenta a suo modo un monito: le schedine vincenti si perdono. Proprio ieri, il Guardian ha definito Matteo Salvini “cheerleader di Trump”. Il lettore giustapponga le due notizie e ne faccia ottimo uso. A domani.