Luigi Di Maio ministro degli Esteri è come Niccolai in Mondovisione. Lasciamo stare il piccolo dettaglio per cui non ci invitano alle multilaterali sul terrorismo, non abbiamo una posizione sul boicottaggio dei Paesi di Visegrad al recovery fund, la Turchia ha di fatto invaso la Libia e usa i curdi come tirapugni, la Francia ci bagna il naso su qualunque operazione diplomatica, per gli Usa siamo ancora i vassalli di Trump, l’Unione Europea ci prende giustamente a palle incatenate perché ancora non abbiamo abbozzato la Finanziaria, sulla Cina siamo più ondivaghi di un bastoncino per gelati dentro l’uragano Kathrina, scontiamo, in definitiva, non tanto la credibilità, ma l’agibilità internazionale di un quartiere di San Marino. È che in tutto questo l’indaffaratissimo Dimma passa il tempo a parlare d’altro. Rimpasti, pesi nell’Esecutivo. Ieri ad esempio ha usato Twitter per ammonire (anche giustamente) il Presidente del Consiglio da lui stesso insediato ad agire su Atlantia e Autostrade. Il che pone un ulteriore problema: se Di Maio è costretto a comunicare con Conte sui social, significa che non ha ancora ritrovato il cellulare che Macron gli aveva nascosto per scherzo all’ultimo G7. Qualcuno lo aiuti.