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La cultura. Apriamo il cancello del sapere

L’unica cosa certa è che, dopo la pandemia, indietro non si torna. E che in ogni campo della conoscenza, nell’anno che ci aspetta, si cercano nuove bussole per una era largamente ignota
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E' stata Arundhaty Roy a trovare l’immagine più efficace per descrivere il tempo presente. Siamo come davanti a un cancello sospeso tra un mondo e un altro. Possiamo scegliere di attraversarlo portandoci dietro le zavorre delle nostre avidità oppure possiamo varcare quella soglia con un bagaglio più leggero, pronti a immaginare un pianeta diverso e a lottare per ottenerlo. L’unica cosa certa è che, dopo la pandemia, indietro non si torna. E in ogni campo del sapere, nell’anno che ci aspetta, si cercano nuove bussole per un’era largamente ignota.

Nella geografia culturale disegnata dal virus sono cambiati i punti cardinali. Ed è stata messa in discussione quella prospettiva antropocentrica che ci ha impedito finora di mettere a fuoco la nostra coappartenenza al sistema della vita, umana e non umana, insieme ad altri soggetti. Ma come sta mutando la definizione di umano? E quali sono le nuove responsabilità nei confr…

E' stata Arundhaty Roy a trovare l’immagine più efficace per descrivere il tempo presente. Siamo come davanti a un cancello sospeso tra un mondo e un altro. Possiamo scegliere di attraversarlo portandoci dietro le zavorre delle nostre avidità oppure possiamo varcare quella soglia con un bagaglio più leggero, pronti a immaginare un pianeta diverso e a lottare per ottenerlo. L’unica cosa certa è che, dopo la pandemia, indietro non si torna. E in ogni campo del sapere, nell’anno che ci aspetta, si cercano nuove bussole per un’era largamente ignota.

Nella geografia culturale disegnata dal virus sono cambiati i punti cardinali. Ed è stata messa in discussione quella prospettiva antropocentrica che ci ha impedito finora di mettere a fuoco la nostra coappartenenza al sistema della vita, umana e non umana, insieme ad altri soggetti. Ma come sta mutando la definizione di umano? E quali sono le nuove responsabilità nei confronti dei nostri simili e delle altre forme di vita? Dai laboratori di ricerca intellettuale alle grandi manifestazioni artistiche, le domande in fondo sono le stesse, seppure con esiti diversi. E se la Biennale Arte ritrarrà la fine dell’antropocentrismo immaginando una nuova comunione con l’animale e con la terra, tra l’animato e l’inanimato – e mettendo in scena corpi ibridi scaturiti dalla fusione con la tecnologia – alla Fondazione Feltrinelli ci si interroga sulle conseguenze etiche e politiche di questo rovesciamento di prospettiva.

Le creature fantastiche e un po’ terrifiche di Leonora Carrington, l’artista britannica compagna di Max Ernst, sono state scelte dalla curatrice della prossima mostra veneziana, Cecilia Alemani, per rappresentare la nuova condizione postumana. I paradossi di questi mutamenti non sfuggono al filosofo della scienza Telmo Piovani, il quale dalle pagine della rivista Sotto il vulcano immagina gli scienziati del futuro irridere noi contemporanei, così presuntuosi da dare il nostro nome a un’era geologica – Antropocene – per poi lasciare tracce indelebili di devastazione. «Abbiamo inventato un nome per enunciare il problema. E quel problema siamo noi. Detto i termini evolutivi: stiamo cambiando il mondo e adesso dobbiamo adattarci a quel mondo da noi stravolto. Un gioco pericoloso».

Cambiano le lenti attraverso le quali osservare la realtà. Ma questo non significa rinunciare a interrogarsi sul valore della dignità umana e sulle crescenti diseguaglianze che colpiscono il pianeta. Alla giustizia sociale sarà dedicato il Festival internazionale dell’Economia laterziano, al suo debutto torinese. E in chiave diversa lo stesso tema attraverserà l’appuntamento quinquennale di Kassel, una delle piazze artistiche più importanti d’Europa.

Per la prima volta guidato da un collettivo di artisti indonesiani, i Ruangrupa, “documenta” mette al centro della ricerca il concetto di lumbung, parola che indica il deposito di riso, un bene comune fondato su un sistema di accumulazione collettiva delle risorse. Anche la progettazione delle città e delle case dovrà tenere conto di un nuovo “contratto spaziale”, come lo definisce il libanese Hashim Sarkis, curatore dell’ultima Biennale Architettura. Continuiamo a vivere come se fossimo soli su un pianeta dotato di risorse infinite, mentre bisogna ripensare gli spazi abbattendo i confini finora imposti dalle gerarchie e dalla privacy

Superare i limiti, oltrepassare la soglia. La nuova frontiera della storiografia è rappresentata dagli studi transgender, nel tentativo di trovare un punto di vista diverso da quello maschile e femminile: la ricerca è in corso, non sappiamo con quali esiti.

Ma il dibattito storico pubblico sarà monopolizzato dal centenario della Marcia su Roma, che ci costringerà finalmente a fare i conti con il fascismo. E forse sarà anche questo un modo per alleggerire lo zaino dalle “carcasse cariche di odio” del secolo passato, come ci suggerisce Arundathy Roy davanti al confine del nuovo mondo. Siamo pronti? Non ci resta che spalancare il cancello.