Il numero. Buon anno abbondante
di Chiara Valerio , di Chiara Valerio2022 è un numero naturale la cui fattorizzazione è 2 x 3 x 337 e i cui divisori sono 1, 2, 3, 6, 337, 674, 2022. Poiché la somma dei divisori interi, escluso sé stesso, fa 2034 che è maggiore di 2022, si dice che 2022 è un numero abbondante. E abbondante è l’aggettivo che mi piacerebbe dedicare all’anno che viene prendendo l’abbrivo da questa aritmetica di multipli e divisori con la quale ciascuno di noi ha cominciato a imparare la matematica alle scuole elementari.
2022 è un numero naturale la cui fattorizzazione è 2 x 3 x 337 e i cui divisori sono 1, 2, 3, 6, 337, 674, 2022. Poiché la somma dei divisori interi, escluso sé stesso, fa 2034 che è maggiore di 2022, si dice che 2022 è un numero abbondante. E abbondante è l’aggettivo che mi piacerebbe dedicare all’anno che viene prendendo l’abbrivo da questa aritmetica di multipli e divisori con la quale ciascuno di noi ha cominciato a imparare la matematica alle scuole elementari.
D’altronde la divinità latina dell’Abbondanza regge la cornucopia dalla quale traboccano frutti e forse anche denari. Mi ha sempre stranito tuttavia, alle scuole superiori – e ho continuato a stupirmi quando lo abbiamo letto per Ad Alta Voce di Rai Radio3 – che ne I Promessi Sposi, Manzoni abbia deciso di chiamare il personaggio che più è privo di virtù, e forse anche di mezzi, don Abbondio. Abbondio deriva direttamente da Abbondanza. Che qualità vanta in abbondanza don Abbondio? In effetti, si può abbondare di mancanze, Don Abbondio abbonda in vigliaccheria, e va bene così. Speriamo tuttavia che l’aggettivo abbondante derivato dal numero abbondante 2022, cioè dall’aritmetica non sia abbondante di mancanze ma abbondante e basta.
C’è stata un’età culturale degli esseri umani in cui le cose venivano insieme e bisognava esercitarsi a distinguerle, scegliere volta per volta. Adesso invece viviamo in un mondo di cose separate che devono restare tali. Un mezzo di carte da gioco. Teresa Cremisi ne La Triomphante (Adelphi, 2016, trad. L. Di Lella e F. Scala) scrive una cosa che ogni tanto ricorda «i periodi di crisi, dandoci l’illusione che fortuna e sfortuna, occasioni e imprevisti possano essere mescolati come carte da gioco e che da un momento all’altro possa capitarci una buona mano, ci allontanano dalla realtà dei fatti gettandoci in un mondo di idee inesprimibili e inconsistenti». Ne derivo che l’inconsistenza e l’inesprimibilità si fronteggiano con unità, integrità, meticciato, cose mischiate. Ma non voglio cominciare l’anno, un anno matematicamente abbondante, con troppi pensieri. La bellezza degli inizi e delle novità è la leggerezza, la mancanza di passato. Forse per questo siamo tutti drogati dalla novità, perché è leggera.
Torno all’abbondanza e penso a un piccolo Botticelli visto al British Museum nel mio primo soggiorno di studio a Londra all’inizio degli anni Novanta. Ecco, a me l’arte italiana in giro per il mondo – non che abbia girato tanto il mondo, ma gira lui e va bene così – mi fa l’effetto dei mobili Ikea nelle case degli altri, o dei McDonald’s nelle strade di altri posti, immediatamente mi sento a casa. E così mi ero sentita al British, dopo tutti quei brumosi paesaggi di Turner che paiono nuvole neuronali e dopo le porte di Babilonia tra le quali immediatamente sono stata Indiana Jones, davanti alla piccolissima Allegoria dell’Abbondanza di Botticelli, una sorta di Venere drappeggiata seguita da putti che tengono nelle paffute manine grappoli d’uva e altre leccornie. È un disegno a penna, dunque monocromo, tuttavia, o così mi era successo quel giorno, guardandolo a fondo si percepiscono i colori. Si immaginano. L’abbondanza è una forma di immaginazione. E questa tonalità di abbondanza vorrei avesse il 2022: l’immaginazione.