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L'età dell'incertezza

Anche se l‘Occidente sta attraversando un momento di grazia, e il nostro Paese vive un inedito ruolo da star, il quieto vivere non durerà a lungo. La divergenza più eclatante emergerà tra le banche centrali che finora avevano marciato insieme verso la ripresa
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Il 2022 sarà l’anno dell’incertezza per economia, finanza e mercati. Sembra assurdo dirlo dopo che, per più di due anni, le nostre vite sono state dominate dalla paura del futuro causata da un virus mutevole e imprevedibile. Ma la realtà è che le risposte fiscali, monetarie e politiche al dramma della pandemia hanno creato una routine quasi monotona per Wall Street e la City di Londra. Copiando gli schemi della crisi finanziaria del 2008, le autorità hanno dispensato massicci stimoli su economie e mercati, sostenendo investitori, consumatori e aziende. Non è un caso che la Borsa di New York sia salita del 67% dal marzo del 2020, quelle europee di circa il 50% e che le economie occidentali stiano vivendo un momento di grazia, con un ruolo da star per il nostro Paese.

Il 2022 sarà l’anno dell’incertezza per economia, finanza e mercati. Sembra assurdo dirlo dopo che, per più di due anni, le nostre vite sono state dominate dalla paura del futuro causata da un virus mutevole e imprevedibile. Ma la realtà è che le risposte fiscali, monetarie e politiche al dramma della pandemia hanno creato una routine quasi monotona per Wall Street e la City di Londra. Copiando gli schemi della crisi finanziaria del 2008, le autorità hanno dispensato massicci stimoli su economie e mercati, sostenendo investitori, consumatori e aziende. Non è un caso che la Borsa di New York sia salita del 67% dal marzo del 2020, quelle europee di circa il 50% e che le economie occidentali stiano vivendo un momento di grazia, con un ruolo da star per il nostro Paese.

Questo paradossale quieto vivere del mondo del denaro non continuerà. La differenza più eclatante emergerà tra le banche centrali. La Federal Reserve americana ha deciso che l’economia Usa sta crescendo «troppo bene», creando pressioni inflazionistiche che devono essere frenate con un ritiro dello stimolo e l’aumento dei tassi. Alla Banca Centrale Europea, invece, Christine Lagarde è convinta che l’aumento dei prezzi nella zona euro sarà un fenomeno temporaneo e ha promesso di mantenere lo stimolo alto e i tassi bassissimi.

Il corollario di questa divergenza tra le due “Grandi Sorelle” che fino a ora avevano camminato insieme verso la ripresa sarà un aumento nel valore del dollaro nei confronti dell’euro. È un’ottima notizia per Paesi come Italia e Germania che esportano i loro prodotti, ma più preoccupante per l’inflazione perché una moneta debole aumenta il prezzo delle importazioni.

Nel Vecchio Continente, ci sarà battaglia sulla riforma del Patto di Stabilità. Già sospese durante la pandemia, le regole di austerità imposte dall’Unione Europea ai tempi della creazione dell’euro sono diventate obsolete. Il problema sarà trovare il consenso su un nuovo regime. La rinnovata alleanza tra Italia e Francia è un buon punto di partenza ma bisognerà convincere la Germania e gli altri “falchi” del Nord a una interpretazione delle regole meno rigida e più favorevole alla crescita. Non sarà compito facile, soprattutto se i due architetti dell’accordo Roma-Parigi dovessero cambiare lavoro (nel caso di Draghi) o essere licenziati (nel caso di Macron se perdesse le presidenziali di aprile).

Sul fronte domestico, l’appuntamento-clou è l’attuazione del Pnrr per cogliere un’occasione epocale e trasformare la nostra economia. Anche se avremo fino al 2026 per completare il (molto) lavoro, le rivoluzioni (lavorativa, ambientale e digitale) previste dal piano richiederanno un inizio veloce nel 2022.

Nell’ambito del capitalismo privato, le due sfide sono la regolamentazione dell’esplosivo mondo delle criptovalute e la limitazione dell’enorme potere dei giganti di Big Tech e della gig economy. Il primo dossier è in mano alle banche centrali che stanno creando criptovalute di stato per portare ordine nel Far West. La battaglia sul potere della tecnologia è invece combattuta da enti nazionali (come la nostra Antitrust) e internazionali (la Commissione Europea, il Congresso Usa) su molteplici fronti: la privacy, i diritti dei lavoratori di gig, la concorrenza e il copyright. Aspettiamoci sviluppi importanti ma non cambiamenti radicali, visto il potere economico e lobbistico di queste società.

L’ultima, possibile, trasformazione è meno certa: dopo decenni in cui il capitale (aziende, mercati, investitori) ha avuto la meglio sul lavoro (dipendente, professionista e di gig), potrebbe il 2022 essere l’anno in cui i lavoratori, soprattutto tra i ceti bassi e le donne, cominciano a recuperare il terreno perduto? È forse l’obiettivo più importante da centrare nell’anno nuovo.