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Il Capodanno di marzo

Il nuovo anno della politica: tra elezione del presidente della Repubblica e referendum
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Festeggeremo il vero Capodanno a marzo. Digerito il secolo breve, sarà bene rassegnarsi all’anno lungo, al prolungarsi del 2021 oltre l’elezione del capo dello Stato e l’arrivo dei finanziamenti europei, sino alla stagione dei colori e dei sensi quando il sole ristorerà, direbbe Leopardi, “i celesti danni” e “l’aure inferme”. L’Italia ritroverà il futuro e la sua memoria quando le varianti d’inverno si arrenderanno non solo alla virologia, una scienza che il Covid ha reso meno traballante, ma anche ai giardini di marzo. Solo in primavera, dunque, quando persino i No Vax potranno tornare in libertà e si apriranno i cantieri del Pnrr, comincerà il 2022, l’anno della guarigione, della ripresa, della ricostruzione, del temperamento sanguigno e della libertà.

Festeggeremo il vero Capodanno a marzo. Digerito il secolo breve, sarà bene rassegnarsi all’anno lungo, al prolungarsi del 2021 oltre l’elezione del capo dello Stato e l’arrivo dei finanziamenti europei, sino alla stagione dei colori e dei sensi quando il sole ristorerà, direbbe Leopardi, “i celesti danni” e “l’aure inferme”. L’Italia ritroverà il futuro e la sua memoria quando le varianti d’inverno si arrenderanno non solo alla virologia, una scienza che il Covid ha reso meno traballante, ma anche ai giardini di marzo. Solo in primavera, dunque, quando persino i No Vax potranno tornare in libertà e si apriranno i cantieri del Pnrr, comincerà il 2022, l’anno della guarigione, della ripresa, della ricostruzione, del temperamento sanguigno e della libertà.

Capodanno di marzo rifacendo la Salaria, l’Adriatica, la Ionica, la Garganica, le ferrovie da Brescia a Messina, e poi acquedotti, dighe, porti (Genova, Livorno, Palermo), metropolitane, e forse pure il Ponte sullo Stretto che, prima di diventare ideologia, era il sogno della sinistra meridionalista. E il 29 marzo sapremo se sarà l’Italia di Mancini o il Portogallo di Ronaldo ad andare ai Mondiali di novembre nel Qatar. È infatti inutile denunciare l’abuso di metafora nel pareggio (di bilancio) e nel rigore (della spesa): soprattutto nel 2022 il premier avrà, più del mister, bisogno dei mondiali.

Solo Sanremo può competere con quegli scontri di civiltà che sono le partite dei mondiali. Dall’1 al 5 febbraio l’Ariston recupererà il suo pubblico di Bonga plaudenti, 1200 posti, con la nomenklatura Rai nelle prime file, pochi vip e tanti semivip, assessori, presidenti, direttori, prefettura, procura, questura, provincia e comune: biglietti omaggio «destinati a soddisfare — dicono i protocolli Rai — le esigenze istituzionali».

Sarà un’aria guasta? Meglio non dirlo perché il festival è la nostra Bundesbank, Amadeus è il titolo di Stato e i Måneskin sono la nuova memoria della Patria, accanto ai Padri Fondatori dell’Europa e della Canzone: Domenico Modugno e Altiero Spinelli, Nilla Pizzi e Ernesto Rossi, Alcide De Gasperi e Pippo Baudo.

E sarà l’anno dei referendum che, fra il 15 aprile e il 15 giugno, esploderanno come tante bombe intelligenti e renderanno ancora una volta sorprendente l’Italia politica sbattendola finalmente fuori dal tempo sospeso della pandemia. E forse saranno ammessi tutti e nove, o forse di meno, ma, indetti per rendere civili i contrasti irriducibili consegnandoli alla volontà della maggioranza, diventeranno, come sempre, il surrogato di una guerra civile, il vero motore della storia italiana. Abrogando norme, solo il referendum fa volare le impossibili riforme. Se è vero infatti che la scienza politica italiana tra il sì e il no ha inventato il “no ma anche sì”, vale a dire il compromesso impossibile, i referendum ridurranno a monosillabi le convergenze parallele che la ministra Cartabia sta cercando di applicare alla giustizia: volete riformare il Csm, volete che i magistrati paghino per i loro errori, volete che i magistrati non vengano più giudicati solo da altri magistrati, volete più limiti al carcere preventivo, volete la separazione delle carriere, volete abolire la legge Severino? E ancora: volete abrogare la caccia, depenalizzare il suicidio assistito, legalizzare l’uso della cannabis?

Ma davvero sarà una primavera in fiamme, non più Botticelli ma Turner? Il Referendum è un gerundivo, il tempo del dovere che in Italia eccita i furbi specializzati nel non compierlo. Tanto più che non ci sarà Pannella a offrire in ostaggio il proprio corpo. Nell’anno dei nove referendum, nel 2022 del “dover essere”, l’Italia gli dedicherà un pensiero di rimpianto o forse di rimorso.