Il Capodanno di marzo
di Francesco Merlo , di Francesco MerloFesteggeremo il vero Capodanno a marzo. Digerito il secolo breve, sarà bene rassegnarsi all’anno lungo, al prolungarsi del 2021 oltre l’elezione del capo dello Stato e l’arrivo dei finanziamenti europei, sino alla stagione dei colori e dei sensi quando il sole ristorerà, direbbe Leopardi, “i celesti danni” e “l’aure inferme”. L’Italia ritroverà il futuro e la sua memoria quando le varianti d’inverno si arrenderanno non solo alla virologia, una scienza che il Covid ha reso meno traballante, ma anche ai giardini di marzo. Solo in primavera, dunque, quando persino i No Vax potranno tornare in libertà e si apriranno i cantieri del Pnrr, comincerà il 2022, l’anno della guarigione, della ripresa, della ricostruzione, del temperamento sanguigno e della libertà.
Festeggeremo il vero Capodanno a marzo. Digerito il secolo breve, sarà bene rassegnarsi all’anno lungo, al prolungarsi del 2021 oltre l’elezione del capo dello Stato e l’arrivo dei finanziamenti europei, sino alla stagione dei colori e dei sensi quando il sole ristorerà, direbbe Leopardi, “i celesti danni” e “l’aure inferme”. L’Italia ritroverà il futuro e la sua memoria quando le varianti d’inverno si arrenderanno non solo alla virologia, una scienza che il Covid ha reso meno traballante, ma anche ai giardini di marzo. Solo in primavera, dunque, quando persino i No Vax potranno tornare in libertà e si apriranno i cantieri del Pnrr, comincerà il 2022, l’anno della guarigione, della ripresa, della ricostruzione, del temperamento sanguigno e della libertà.
Solo Sanremo può competere con quegli scontri di civiltà che sono le partite dei mondiali. Dall’1 al 5 febbraio l’Ariston recupererà il suo pubblico di Bonga plaudenti, 1200 posti, con la nomenklatura Rai nelle prime file, pochi vip e tanti semivip, assessori, presidenti, direttori, prefettura, procura, questura, provincia e comune: biglietti omaggio «destinati a soddisfare — dicono i protocolli Rai — le esigenze istituzionali».
Sarà un’aria guasta? Meglio non dirlo perché il festival è la nostra Bundesbank, Amadeus è il titolo di Stato e i Måneskin sono la nuova memoria della Patria, accanto ai Padri Fondatori dell’Europa e della Canzone: Domenico Modugno e Altiero Spinelli, Nilla Pizzi e Ernesto Rossi, Alcide De Gasperi e Pippo Baudo.
E sarà l’anno dei referendum che, fra il 15 aprile e il 15 giugno, esploderanno come tante bombe intelligenti e renderanno ancora una volta sorprendente l’Italia politica sbattendola finalmente fuori dal tempo sospeso della pandemia. E forse saranno ammessi tutti e nove, o forse di meno, ma, indetti per rendere civili i contrasti irriducibili consegnandoli alla volontà della maggioranza, diventeranno, come sempre, il surrogato di una guerra civile, il vero motore della storia italiana. Abrogando norme, solo il referendum fa volare le impossibili riforme. Se è vero infatti che la scienza politica italiana tra il sì e il no ha inventato il “no ma anche sì”, vale a dire il compromesso impossibile, i referendum ridurranno a monosillabi le convergenze parallele che la ministra Cartabia sta cercando di applicare alla giustizia: volete riformare il Csm, volete che i magistrati paghino per i loro errori, volete che i magistrati non vengano più giudicati solo da altri magistrati, volete più limiti al carcere preventivo, volete la separazione delle carriere, volete abolire la legge Severino? E ancora: volete abrogare la caccia, depenalizzare il suicidio assistito, legalizzare l’uso della cannabis?