Scienze. Come resistere all'odio
di Massimo Recalcati , di Massimo RecalcatiLo psicoanalista offre un ascolto raro perché privo di giudizio morale. Non è affatto frequente. Egli ascolta senza mai pretendere di misurare le vite di coloro che gli parlano. Il suo silenzio onora così il valore della parola. Ma chi gli parla in questo tempo così difficile cosa racconta? Quali sofferenze lamenta? Quali disagi manifesta e quali annuncia per il nostro prossimo futuro? Il trauma della pandemia ha innanzitutto accentuato la pulsione securitaria, ovvero la spinta a proteggere la propria vita, a rinchiudersi, a vivere con diffidenza e sospetto la presenza degli altri.
Lo psicoanalista offre un ascolto raro perché privo di giudizio morale. Non è affatto frequente. Egli ascolta senza mai pretendere di misurare le vite di coloro che gli parlano. Il suo silenzio onora così il valore della parola. Ma chi gli parla in questo tempo così difficile cosa racconta? Quali sofferenze lamenta? Quali disagi manifesta e quali annuncia per il nostro prossimo futuro? Il trauma della pandemia ha innanzitutto accentuato la pulsione securitaria, ovvero la spinta a proteggere la propria vita, a rinchiudersi, a vivere con diffidenza e sospetto la presenza degli altri.
Per questo il panico, da un punto di vista clinico, si associa frequentemente a una angoscia depressiva: cosa ne sarà di noi, di me, delle persone che amo, della mia famiglia, del mio lavoro, del nostro mondo? Le nostre vite sono diventate più fragili. La diffusione in aumento di panico e depressione denuncia questa condizione. La nostra vita è presa dentro una strana forbice: non possiamo fare a meno dell’altro, ma nutriamo ancora paura nei suoi confronti in quanto luogo potenziale di infezione. Il distanziamento non è stata solo una misura sanitariamente necessaria ma anche un atteggiamento mentale che non sarà facile correggere.
Attendiamoci, dunque, l’intensificarsi dei sentimenti collettivi di rabbia e di odio. Nei momenti di profonda crisi è necessario identificare un colpevole, un responsabile maligno per scaricare il peso della frustrazione che tale crisi provoca. L’odio è alternativo alla fatica della solidarietà.
La spinta all’odio sarà allora la tentazione maggiore nel nostro prossimo futuro? È possibile. Ed è per questo che diventa necessario resistere individualmente e collettivamente a questa tentazione. È un compito di civiltà. L’odio promette di raggiungere il bersaglio distruggendo l’avversario senza rispettare la legge della parola che impone la rinuncia della violenza dell’odio come condizione per vivere insieme. Fare prevalere la “follia” della fratellanza sulla lucidità dell’odio diviene allora il compito di tutti coloro che non vogliono lasciare alla morte l’ultima parola.
La semina dell’odio non è mai una buona semina. Risposi al mio paziente che poteva lasciare la sua bomba nel mio studio e che ci avrei pensato io a disinnescarla. Intanto lui poteva prendersi del tempo per trovare una soluzione migliore. Il pensiero, diversamente dalla condizione allucinata dell’odio, necessita di un tempo lungo. In questo senso la fratellanza è amica del pensiero e antagonista all’odio. Ma non può essere solo una retorica, quanto un lavoro. Mentre l’odio agisce demolendo, la fratellanza agisce costruendo. È quello che ci attende nell’anno che verrà: il conflitto tra chi ama costruire (Eros) e chi milita nel partito variamente colorato della violenza dell’odio (Thanatos).