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Vince chi sfida l'immaginazione

Le democrazie sono in costante movimento e hanno l’opportunità di reagire in modo innovativo, tenendo presente la difesa dei diritti di ogni cittadino. Un compito troppo arduo per le rigide autocrazie
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L'anno che si apre si presenta per le democrazie come un bivio fra conflitti e diritti. I conflitti sono all’origine delle divisioni interne nei singoli Paesi, dal Nordamerica all’Europa, e riguardano le diseguaglianze, i migranti, la corruzione e i vaccini perché una parte importante del ceto medio si sente aggredito da perdita del lavoro, arrivo degli stranieri, burocrazia asfissiante e immunizzazione quasi obbligatoria.

È questo sentimento di perdita di identità che nutre populismo e sovranismo, indebolisce gli Stati nazionali, delegittima le istituzioni delle democrazie rappresentative e offre alle autocrazie — da Mosca a Pechino — l’opportunità di vantarsi di essere “più efficienti” ne…

L'anno che si apre si presenta per le democrazie come un bivio fra conflitti e diritti. I conflitti sono all’origine delle divisioni interne nei singoli Paesi, dal Nordamerica all’Europa, e riguardano le diseguaglianze, i migranti, la corruzione e i vaccini perché una parte importante del ceto medio si sente aggredito da perdita del lavoro, arrivo degli stranieri, burocrazia asfissiante e immunizzazione quasi obbligatoria.

È questo sentimento di perdita di identità che nutre populismo e sovranismo, indebolisce gli Stati nazionali, delegittima le istituzioni delle democrazie rappresentative e offre alle autocrazie — da Mosca a Pechino — l’opportunità di vantarsi di essere “più efficienti” nel garantire una migliore qualità di vita ai propri cittadini. Presentando l’Occidente come un insieme caotico di società destinate inesorabilmente al declino.

Per le democrazie si tratta di una sfida formidabile perché, in realtà, si basa su questioni vere e irrisolte: è vero che manca una ricetta contro le diseguaglianze, che non vi sono efficaci politiche di integrazione dei migranti, che la corruzione appare immortale e che il Covid-19 continua a flagellare le nostre vite attraverso le varianti. Ma le democrazie sono in costante movimento e hanno l’opportunità di reagire in maniera innovativa, quasi rivoluzionaria. Ovvero, declinando il concetto di protezione in modo cambiato: andando incontro a una nuova generazione di bisogni per codificare nuove tipologie di diritti.

Rispondendo alle diseguaglianze con nuove ricette per la riqualificazione al lavoro capaci di estendere la conoscenza delle nuove tecnologie. Affrontando i cambiamenti climatici con innovazioni capaci di ripensare le infrastrutture, con metodi di istruzione per preparare le generazioni future e con una nuova idea di urbanizzazione per proteggere dalla violenza delle intemperie soprattutto chi vive e risiede lungo i corsi d’acqua. Disinnescando aggressioni cyber, fake news e bullismo online con la codificazione di nuovi diritti digitali capaci di tutelare i nostri diritti nel Metaverso proprio come avviene nella realtà fisica. Aggredendo la carenza di risorse sulla Terra grazie all’esplorazione degli asteroidi per estrarre materie prime celesti capaci di generare ricchezze ancora sconosciute. Esplorando le frontiere del sapere e incrociando conoscenze diverse, come la giurisprudenza con la musica o con le risorse idriche, per innovare l’orizzonte delle professioni.

Se la risposta più efficace al Covid-19 finora è arrivata dai vaccini creati da due start up biotech — una tedesco-americana, l’altra americana — è perché le nuove crisi richiedono risposte capaci di sfidare l’immaginazione. Mettendo in rete più esperienze. È una sfida che le democrazie sono meglio attrezzate ad affrontare perché nelle nostre università si studia per superare totem e tabù mentre in quelle delle autocrazie il freno viene dal rispetto di poteri statali e verità assolute. Resta tuttavia da vedere se le democrazie sapranno esprimere leadership a tal punto visionarie e coraggiose da poter aggredire verità superate dai fatti: forse il Pil non è lo strumento migliore per misurare la ricchezza nazionale come gli aerei per garantire i passeggeri hanno bisogno di nuovi filtri dell’aria, e ciò che deve mettere alla prova gli Stati è tutelare la salute di popolazioni destinate ad invecchiare fino a 90 anni.

Insomma, il XXI secolo ci obbliga a ripensare come viviamo, cosa studiamo e come lavoriamo: il metodo per trovare le risposte più efficaci è quello di procedere come una start up. Scegliendo ciò che funziona meglio, scartando il resto. Sempre tenendo come priorità la tutela dei diritti dei singoli. Ed è una sfida che le troppo rigide autocrazie non possono affrontare. Tocca alle democrazie farlo, se avranno il coraggio di rimettersi in discussione.