✕

Viaggio alla fonte della genuinità: perché le origini delle cose pesano sul futuro

Cosa c’è all’origine? È la domanda che ognuno dovrebbe rivolgere a sé quando apre un rubinetto o un social, riceve una bolletta o una notifica sullo smartphone, chiacchiera con un vicino, guarda un tg, pensa di saperla lunga su qualcosa
3 minuti di lettura

No, non è una scommessa troppo rischiosa. Basta pensare a quante sono le metafore che negli ultimi decenni hanno alluso a liquidità e fluidità. E poi considerare quante questioni non metaforiche ma letterali, guerre calde e non fredde sono oggi connesse all'energia, attorno a pozzi petroliferi, gasdotti, centrali nucleari. Si fa dunque presto a concludere che una parola che ricorrerà nel 2023 sarà "fonte". E probabilmente non ci si sbaglia.

Quali sono le tue fonti? È una domanda che ognuno dovrebbe rivolgere a sé stesso quando apre un rubinetto o un social network, riceve una bolletta o una notifica sullo smartphone, chiacchiera con un vicino in ascensore, guarda un tg, pensa di saperla lunga su qualcosa. È la domanda che l'allocco non fa al complottista, il lettore non fa al giornale scandalistico né la fa al suo climatizzatore il termofreak che vuole la temperatura di quindici gradi in agosto e di vent…

No, non è una scommessa troppo rischiosa. Basta pensare a quante sono le metafore che negli ultimi decenni hanno alluso a liquidità e fluidità. E poi considerare quante questioni non metaforiche ma letterali, guerre calde e non fredde sono oggi connesse all'energia, attorno a pozzi petroliferi, gasdotti, centrali nucleari. Si fa dunque presto a concludere che una parola che ricorrerà nel 2023 sarà "fonte". E probabilmente non ci si sbaglia.

Quali sono le tue fonti? È una domanda che ognuno dovrebbe rivolgere a sé stesso quando apre un rubinetto o un social network, riceve una bolletta o una notifica sullo smartphone, chiacchiera con un vicino in ascensore, guarda un tg, pensa di saperla lunga su qualcosa. È la domanda che l'allocco non fa al complottista, il lettore non fa al giornale scandalistico né la fa al suo climatizzatore il termofreak che vuole la temperatura di quindici gradi in agosto e di venticinque in inverno.
La fonte è perlopiù anonima, cancellata e comunque non richiesta. Nella spensierata epoca del Boom si diceva che secondo i bambini di Manhattan il latte sarebbe stato un prodotto industriale della Centrale: non avevano il concetto di fonte, cioè di mucca.

Oggi sono passati decenni di riscoperta della "natura", dell'ambiente, dei prefissi "eco" e "bio" trasformati in brand e le cose sono cambiate: normalmente sono proprio i più piccoli a essere sensibili all'origine delle risorse ambientali, sino a provarne ansia. Gli adulti, che si tratti di sostanza più o meno potabile o informazione più o meno plausibile, possono bersi di tutto. Essendo dunque tale il problema, e talmente sfaccettato, dobbiamo risalire alla fonte della fonte e cominciare chiedendoci cos'è.

La fonte è innanzitutto la sorgente o, più elevatamente, la scaturigine: il punto in cui la terra, la pietra, la roccia lascia passare l'acqua. La fonte è un'origine e deve essere stato pensando alla fonte idrica che ci siamo fatti l'idea che all'inizio tutto sia fresco, sano, incorrotto. Chi pensa invece che all'origine si trovi un peccato lo sconta subito portando il neonato a battesimo: dove? A una o anzi un "fonte".

A differenza dell'altra metafora delle origini, cioè la radice salda e legnosa, la fonte sgorga fluida, rapida, libera. L'acqua di fonte va dove vuole o dove un leghista dei tempi d'oro la portava, nell'ampolla pagana e padana, dal Monviso a Venezia. Il frutto non cade mai lontano dall'albero, l'acqua sfocia lontanissima dalla fonte e risalire alla fonte è dunque un lavoro, una ricerca non banale e a volte sorprendente. Perciò dichiarare le proprie fonti costituisce in molti settori un'ammissione di dipendenza ma è anche il miglior certificato possibile di genuinità. Nei libri illustrati si indicano le fonti iconografiche, nei saggi le fonti bibliografiche, nei bilanci controllati le fonti di finanziamento; nei vini e nei presidi agroalimentari i territori e protocolli di produzione. Nei giornali possono essere riservate, coperte per sicurezza personale o anche anonime ("fonti di Palazzo Chigi...") ma il lettore esperto deve poter capire quanto la notizia è controllabile e quanto si basa invece su voci, dicerie, volontà manipolatorie.

In quanto poi all'energia l'abitudine a considerare le sue fonti inesauribili sembra ormai definitivamente sradicata. Ma è durata poco anche l'illusione che esistessero fonti alternative "naturali" e "pulite" e quindi buone contro quelle cattive perché inquinano e impoveriscono ambiente e popolazione. Anche le rinnovabili, eoliche e solari, oggi vengono discusse, si incentivano, si disincentivano, si incrociano narrazioni poco chiare, tra il geopolitico e l'ecomafiologico.

A chi credere è pure una questione di fonti, ed è una questione intricata. Nel mondo di prima c'era una gerarchia di fonti ufficiali, ufficiose, qualificate, alternative. Per "verità" si intendeva la media plausibile che risultava dalla combinazione di queste istanze, un prodotto di ordine sostanzialmente storiografico. Ora invece la verità è per noi l'esito di uno svelamento: si considera vero ciò che sostituisce una credenza già assestata, che si presenta come un segreto che emerge, una narrazione alternativa. Le fonti appaiono distribuite orizzontalmente e il diritto di ciascuno di scegliere liberamente le proprie non è accompagnato dalla disponibilità di criteri di selezione (fornire i quali sarebbe un ottimo compito da assegnare all'istruzione scolastica).

Sono considerate come "ufficiali" le verità, anche critiche, diffuse da agenzie culturali e di informazione pur indipendenti: giornali di tradizione (detti: giornaloni), emittenti televisive, centri studi, accademie, case editrici. In una fonte l'eventuale prestigio accumulato in passato è una ragione di sospetto, mentre si fa ingente il credito che concediamo alle fonti confidenziali, cioè il leggendario "cugino" diffusore di leggende metropolitane già messo in satira da Elio e le Storie tese in apposita canzone. Tutti ne hanno riso, molti hanno continuato e alcuni addirittura cominciato a dare retta al proprio cugino. 

G&B Open Summit 2022, Maurizio Molinari e Roberto Gualtieri: "Roma riparte dalle comunità energetiche"

Sappiamo che la vita contemporanea tende a farci assimilare veleni e sostanze tossiche, sia in senso materiale sia in senso astratto, e per questo anche quando non usiamo la parola "fonte" evochiamo il suo campo semantico: acqua fresca è l'informazione inutile, calda quella risaputa; acque torbide nascondono insidie e i peggiori nemici sono quelli che avvelenano i pozzi.

La distinzione da fare non è tra fonti naturali e fonti artificiali, ma tra fonti ignote e incontrollabili e fonti riconosciute, garantite dal controllo incrociato del dibattito sociale (con la "e" finale). Non si risale alla fonte come si scavano radici, come si analizza il genoma, come si ricostruisce una mappa zodiacale: nella fonte non c'è la verità ma c'è la genuinità responsabile del racconto. Imparare a selezionare le nostre fonti è quanto potremmo fare per rendere meglio vivibile per gli esseri umani la biosfera e la semiosfera, il loro ambiente fisico e quello culturale.