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I profumi del 2023: serve un bouquet di vita e libertà

L’anno nuovo dovrebbe profumare di neonati e capelli al vento, avere l’afrore degli adolescenti e l’effluvio della pacifica normalità. E quello dei soldi, che non puzzano se sono il giusto prezzo del nostro lavoro
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Un giorno conobbi un naso. Non ne avevo mai incontrati prima di allora e lo contemplai con la fascinazione che si riserva ai supereroi e agli orecchi assoluti. Il naso è un mestiere antico che richiede un odorato molto sviluppato, una memoria olfattiva straordinaria e la capacità di trasformare le idee, le cose, le persone in profumi. Il naso e io, in quella (per me) fortunata occasione, facemmo conversazione. E lui mi regalò il suo punto di vista di naso. "La lingua italiana, sul fronte olfattivo, è carente. Mancano le parole per definire gli odori, per esprimerne le sfumature", si lamentava, probabilmente a ragione. "È come se l'odorato fosse un senso inenarrabile, quasi osceno".

In effetti gli odori entrano dalle narici e raggiungono direttamente la pancia e il cuore, senza passare dalla testa, deputata all'invenzione delle parole, pratica detta anche "onomaturgia", che suona benissimo. L'odorato è…

Un giorno conobbi un naso. Non ne avevo mai incontrati prima di allora e lo contemplai con la fascinazione che si riserva ai supereroi e agli orecchi assoluti. Il naso è un mestiere antico che richiede un odorato molto sviluppato, una memoria olfattiva straordinaria e la capacità di trasformare le idee, le cose, le persone in profumi. Il naso e io, in quella (per me) fortunata occasione, facemmo conversazione. E lui mi regalò il suo punto di vista di naso. "La lingua italiana, sul fronte olfattivo, è carente. Mancano le parole per definire gli odori, per esprimerne le sfumature", si lamentava, probabilmente a ragione. "È come se l'odorato fosse un senso inenarrabile, quasi osceno".

In effetti gli odori entrano dalle narici e raggiungono direttamente la pancia e il cuore, senza passare dalla testa, deputata all'invenzione delle parole, pratica detta anche "onomaturgia", che suona benissimo. L'odorato è un senso primitivo, muto forse, ma dotato di una forza evocativa senza pari. Un odore può catapultarci indietro nel tempo, può restituirci chi non c'è più, può galvanizzarci o sfinirci, può toccare corde profonde e delicatissime. La vita è un bouquet di cui siamo impregnati, anche se non abbiamo le parole per raccontarlo. Le persone che amiamo sono odori e anche quelle che detestiamo. Lo sono i luoghi, le situazioni, la felicità, la paura, la malinconia e gli imprevisti.

E il tempo? Quale odore ha?

Il 2022 aveva l'afrore nauseabondo e putrido della guerra, l'alito tossico della prepotenza e della repressione, l'odore acre della paura e della fuga, la freschezza dell'aria inalata senza mascherina, il profumo morbido di una casa in cui ci si rintana per assenza di alternative migliori, il sentore terroso della siccità, l'aroma del tè di una regina che non c'è più e che con sé ha portato via un'epoca. Ma ora ai nostri piedi, come un lungo tappeto rosso, si srotola un anno tutto nuovo, a cui possiamo affidare speranze e buoni propositi. Il 2023, oggi ancora in divenire, è creta nelle nostre mani, una distesa promettente di pagine bianche nell'agenda nuova, un bouquet da comporre, come se fossimo, per un momento, anche noi nasi.

Quale odore avrà il 2023?
Vorrei che avesse il profumo dei neonati, una fragranza magica e dolciastra che sa di latte e promesse. Perché quello è il sentore della fiducia nel futuro, delle magnifiche sorti e progressive del genere umano un po' sciagurato, della speranza di un mondo in cui vale la pena abitare. Ci metterei tuttavia anche una nota acre di afrore di teenager perché l'adolescenza è il tempo della sfrenatezza spavalda, del delirio di onnipotenza, dello sprezzo del pericolo, dell'immaginazione sconfinata. E dopo anni di rigore e disciplina, forse possiamo smettere di fare penitenza e provare a librarci in volo, con l'entusiasmo dissennato e l'ascella indomita dei quindicenni.

Nel 2023 ci sarà bisogno di libertà. Di somigliare solo a se stessi, di essere rispettati, ascoltati e accolti, di esprimere dissenso, di fare la propria personale o collettiva rivoluzione. Per questo l'anno nuovo avrà in sé l'odore dei capelli che danzano al vento, della forza di chi si ribella, della felicità di riconoscersi in uno specchio ma anche negli sguardi altrui. Il 2023 dovrà contenere la pace, che ha il profumo buono e discreto della normalità: l'erba umida del parchetto sotto casa, il legno dei sedili del tram che si prende per andare a lavorare, il banco dei formaggi del supermercato, il vino rosso durante una cena tra amici.

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E i soldi? È forse volgare l'odore dei soldi? È sconveniente inserirlo dentro un bouquet di auspici? Non credo. Se li smacchiamo dall'infamia della corruzione, del furto, dello sfruttamento, i soldi sono il prezzo del nostro lavoro. E se quel prezzo è giusto e dignitoso e quel lavoro è rispettoso della nostra integrità e magari persino gratificante, allora respiriamo a pieni polmoni e godiamoci quella nota del nostro bouquet. Vorrei incontrare di nuovo il naso, consegnargli queste parole e questo gioco, e lasciare a lui, mago, alchimista, supereroe, il compito di inserirli in una boccetta da spruzzare tra le pieghe del collo, all'interno del polso, in faccia al nemico o da inalare a occhi chiusi quando perdiamo la strada.