Addio al maschio alfa, è tempo di dare spazio all'uomo non più macho

Molti ragazzi rifiutano le categorie di genere e si definiscono non binari. Ma neanche questo li salva dal malessere. E allora, se è vero che le crisi generano opportunità, può essere il momento per invitare i giovani a diventare migliori
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C'è uno spettro che si aggira per gli Stati Uniti ma che inizia a comparire anche in Europa: la crisi del maschio. Gli uomini sono smarriti, confusi, faticano a specchiarsi nei ruoli tradizionali e a trovare modelli positivi in cui identificarsi. In America il dibattito si è infiammato dopo l’uscita del libro Of Boys and Men, di Richard V. Reeves, un’analisi spietata degli effetti che la mascolinità tossica ha avuto sui giovani. Secondo l’autore i ragazzi hanno il 50% di probabilità in più rispetto alle ragazze di essere bocciati nelle tre materie scolastiche chiave: matematica, lettura e scienze. Rimangono indietro a scuola e, quando si affacciano sul mercato del lavoro, i loro salari, in proporzione, sono più bassi di quelli del 1979. Hanno più difficoltà nella vita familiare, rischiano di più di finire in prigione e, come succede nel Regno Unito, di suicidarsi (è la principale causa di morte…

C'è uno spettro che si aggira per gli Stati Uniti ma che inizia a comparire anche in Europa: la crisi del maschio. Gli uomini sono smarriti, confusi, faticano a specchiarsi nei ruoli tradizionali e a trovare modelli positivi in cui identificarsi. In America il dibattito si è infiammato dopo l’uscita del libro Of Boys and Men, di Richard V. Reeves, un’analisi spietata degli effetti che la mascolinità tossica ha avuto sui giovani. Secondo l’autore i ragazzi hanno il 50% di probabilità in più rispetto alle ragazze di essere bocciati nelle tre materie scolastiche chiave: matematica, lettura e scienze. Rimangono indietro a scuola e, quando si affacciano sul mercato del lavoro, i loro salari, in proporzione, sono più bassi di quelli del 1979. Hanno più difficoltà nella vita familiare, rischiano di più di finire in prigione e, come succede nel Regno Unito, di suicidarsi (è la principale causa di morte per chi ha meno di 45 anni).

Michelle Goldberg, in un editoriale sul New York Times, racconta: “Molti anni fa, in un centro commerciale di lusso di Kampala, in Uganda, andai in un salone per unghie e rimasi sorpresa dal fatto che quasi tutti i dipendenti erano uomini. Quando chiesi a uno di loro il perché di questa situazione, mi spiegò che fare le unghie era un lavoro da uomini perché pagava bene”. Questo spaccato di vita africana aiuta a capire il punto di vista di Reeve. Uno dei motivi della crisi è che i maschi si sentono messi da parte, non sono più in settori strategici e avvertono che il loro predominio è in caduta libera. Secondo Reeve “è importante reclutarne di più negli ambiti in rapida crescita ora in mano alle donne, come la sanità e l’istruzione perché il malessere maschile è il risultato di profonde sfide strutturali, che richiedono soluzioni altrettanto strutturali”.

Gli uomini stanno lottando nel mercato del lavoro a causa di uno spostamento economico dai mestieri tradizionalmente dedicati a loro a nuove professioni dove le capacità femminili funzionano meglio. Allo stesso tempo vedono tramontare la figura del capofamiglia, non più così centrale nella società. Il risultato è che per molti ragazzi la vita è ora più complessa, più indecifrabile, e spesso maturano quel risentimento che è diventato la benzina di molti movimenti populisti di destra.

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Secondo Reeve “gli uomini al vertice sono ancora fiorenti, ma gli altri non lo sono più”. Guardando però alla politica, il declino dei leader alfa sembra già avvenuto. Donald Trump, l’uomo che non deve chiedere mai, è stato sconfitto prima nel 2020 e poi nelle elezioni di Midterm, proprio da Joe Biden, “Sleepy Joe”, il presidente anziano, privo di sex appeal, che ha invece conquistato i giovani stanchi del maschio aggressivo e prepotente.

L’Europa non è da meno. E se escludiamo Vladimir Putin che è più ascrivibile alla schiera dei dittatori, qui le crepe all’immagine dei politici volitivi e capricciosi sono evidenti ovunque: Matteo Salvini è stato annebbiato da Giorgia Meloni e Boris Johnson è stato sconfitto da Rishi Sunak, di origini indiane, sempre in giacca e cravatta e senza un capello fuori posto. Qualcuno ha provato a correlare i declini alle pettinature - di Trump, Johnson e perfino di Berlusconi, che di bandana e trapianti aveva fatto un vanto - il disagio però appare molto più profondo e i capelli non c’entrano.

Molti ragazzi fuggono dai percorsi prestabiliti, rifiutano le categorie di genere e si definiscono non binari. Il loro idolo, Timothée Chalamet, alla Mostra del Cinema di Venezia si è presentato con una tuta rossa nude look, ha mandato in tilt planetario tutti i social e rivendicato la sua fluidità. Ma neanche questa scelta sembra sufficiente a salvare i ragazzi dall’ondata di malessere che li sta investendo. E allora, se è vero che le crisi generano opportunità, potrebbe essere il momento giusto per invitare i giovani uomini a ribaltare la situazione, a partire dal loro disagio, dall’incapacità di trovare un ruolo nella società, per cambiare e diventare migliori.

Secondo Reeve occorre far iniziare la scuola ai maschi un anno più tardi delle femmine, dare loro più spazi nelle professioni di cura e ripensare alla paternità al di fuori del contesto della famiglia nucleare. C’è bisogno, dice, di una visione positiva della mascolinità compatibile con l’uguaglianza di genere.

Giusto, ma forse riusciamo a volare più in alto. Possiamo sperare che i ragazzi decidano di spogliarsi delle aspettative e degli stereotipi che la società ha imposto loro, che provino a smettere di essere prepotenti, granitici, che capiscano che le donne sono delle compagne da rispettare e non delle nemiche da combattere e sottomettere. Inseguire il potere e il dominio, invece di renderli forti li fa sentire deboli, in balia delle peggiori pulsioni e, come emerge dalla ricerca americana, infelici. I giovani del mondo, non solo quelli americani, possono però dire no a tutto questo e reinventare sé stessi. E se fosse proprio il 2023 l’anno della controrivoluzione dei nuovi maschi non più “maschi”? Noi li aspettiamo con impazienza.