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Il lungarno visto attraverso le colonne del Cortile degli Uffizi di Firenze

 

La notte buia degli uffizi

Ecco quello che resta della strage del 1993. Il silenzio ricopre tutto. La bellezza salverà il mondo, scriveva Dostoevskj. Ma che sforzo
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Scriveva Dostoevskj che la bellezza salverà il mondo. Non stupisce allora che chi vuol colpire il mondo prenda di mira proprio la bellezza, vale a dire l’espressione dell’essere umano che Sigmund Freud definiva come Eros, contrapposto a Thanatos. Questa contrapposizione fra civiltà e barbarie, fra armonia e devastazione, rare volte si è manifestata in modo tanto netto come in via dei Georgofili, nel cuore di Firenze, nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993. Le immagini desolate e glaciali che vedete in queste pagine ci riportano a quel boato, a quella morte (fu spazzata via una famiglia intera, la famiglia Nencioni, insieme allo studente universitario Dario Capolicchio), insomma a quella guerra.

La “Bubina”, uno dei giocattoli di Nadia, trovata tra le macerie della casa quando furono rimosse

 

Non uso per caso questa parola, perché da fiorentino so bene che i nazisti nell’estat…

Scriveva Dostoevskj che la bellezza salverà il mondo. Non stupisce allora che chi vuol colpire il mondo prenda di mira proprio la bellezza, vale a dire l’espressione dell’essere umano che Sigmund Freud definiva come Eros, contrapposto a Thanatos. Questa contrapposizione fra civiltà e barbarie, fra armonia e devastazione, rare volte si è manifestata in modo tanto netto come in via dei Georgofili, nel cuore di Firenze, nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993. Le immagini desolate e glaciali che vedete in queste pagine ci riportano a quel boato, a quella morte (fu spazzata via una famiglia intera, la famiglia Nencioni, insieme allo studente universitario Dario Capolicchio), insomma a quella guerra.

La “Bubina”, uno dei giocattoli di Nadia, trovata tra le macerie della casa quando furono rimosse

 

Non uso per caso questa parola, perché da fiorentino so bene che i nazisti nell’estate del ’44 fecero saltare in aria tutti i ponti sull’Arno tranne il Ponte Vecchio, e la via che dal centro conduce al fiume, chiamata Por Santa Maria, si trasformò in un cumulo di macerie fumanti. Ebbene, via dei Georgofili si trova proprio lì, a pochi passi, in quel dedalo di vicoli e viuzze che d’un tratto, come un colpo di scena, ti conduce nel bel mezzo del Cortile degli Uffizi. Le foto scattate all’indomani dell’attentato vi raccontano un bombardamento non dissimile da quello del ’44, e poco serve distinguere fra la rovina di un furgoncino mafioso imbottito di tritolo e quella scatenata da eserciti in battaglia con tanto di bandiere.

La poesia scritta dalla piccola Nadia Nencioni, tre giorni prima di essere uccisa dalla bomba

 

A caratterizzare queste fotografie, che vi chiedo di osservare con me, è soprattutto l’elemento del silenzio. Sono foto silenziose, rarefatte, sospese in una completa assenza di suoni, come se fosse stato selezionato il tasto mute. È senza audio la poesia della piccola Nadia Nencioni, scritta con bellissima calligrafia sul suo quadernetto pochi giorni prima di morire, e adesso tramutata in cimelio dell’orrore, orfana della voce squillante di una bambina di nove anni. Ed è senza audio perfino il pupazzetto di quel ranocchio con cui avrebbe giocato Caterina, uccisa a neppure due mesi d’età. Non ci sono grida, in queste foto, non ci sono pianti. Non c’è neppure il suono assordante dell’esplosione. Semplicemente c’è silenzio, un silenzio apocalittico, da Day After.

Foto scattate nei giorni successivi da Daniele Gabbrielli dall’alloggio, di fronte alla Torre dei Pulci sventrata 

 

Ma chissà che non sia proprio lui, il silenzio, il vero protagonista degli scatti, che riescono in effetti a consegnarci non solo la sensazione di trovarci in un cimitero, davanti a un sacrario, ma altresì il più forte disagio dell’oblio. Che cosa significa il verbo dimenticare se non attivare il mute sulla necessità della memoria, della consapevolezza, del senso critico? Ecco perché queste foto sono silenziose: aspettano che qualcuno di voi le commenti, ne parli, vi aggiunga il suono di una voce.

Uno dei testimoni trovò per strada una cartina con alcune vie del centro segnate in rosso

 

Ho ricordo di quando nel 2020, subito dopo il primo lockdown, mi recai in bicicletta nel centro di Firenze, trovandomi immerso nel deserto spettrale del Cortile degli Uffizi privo di fauna umana, esattamente come appare in questi scatti da cui la comunità sociale sembra bandita, latitante. Questa assenza è ai miei occhi l’altro punto di forza del servizio fotografico, così giustamente spietato nel narrarci l’abbandono della bellezza, la solitudine dell’arte, la desolazione di una Galleria che raccoglie il più alto frutto dell’arte umana nei secoli, ma d’un tratto si scopre sotto attacco proprio dagli stessi umani di cui celebra il genio. Già, perché è un dato di fatto che Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci erano esseri umani così come Gaspare Spatuzza e Totò Riina, solo che nelle opere dei primi due vince Eros, avrebbe detto Freud, mentre nel piano criminale dei secondi trionfa Thanatos. Potrebbe essere il nome di una variante del virus killer, e invece è un istinto che l’essere umano porta dentro di sé.

Via Lambertesca, vicino al piazzale degli Uffizi. L’esplosione qui ebbe un violento impatto

 

Si narra che il luogo della strage fu scelto da Cosa Nostra intorno a un tavolo, con alcuni depliant turistici, e chissà se vi era riportata anche la tipica mappa colorata che vedete in una di queste foto, ad uso e consumo di chi affolla Firenze con macchina fotografica e Lonely Planet. A quanto ci è dato apprendere, Cosa Nostra avrebbe voluto parcheggiare il Fiat Fiorino proprio davanti all’ingresso del museo, facendo collassare la struttura e distruggendo opere di eterna bellezza. Furono le telecamere di sorveglianza a indurli a mutare avviso, optando per la limitrofa via dei Georgofili che in parte assorbì la detonazione riservata agli Uffizi. Un’opera su quattro ne uscì comunque danneggiata, e non poche andarono irrimediabilmente perdute, al pari delle vittime in carne ed ossa. Scriveva Dostoevskj che la bellezza salverà il mondo? Aggiungo io: con immane sforzo.

Nella biblioteca dell’Accademia dei Georgofili molti volumi furono danneggiati

 

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