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Una ossessione per ogni stagione

La rubrica Pollicino
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Stessa spiaggia, stesso mare. Ci tornano in molti, ci torniamo anche noi. Perché ritrovarsi, ogni anno, in agosto, in un’immutabile bolla vacanziera fa bene all’anima. La familiarità dei luoghi rassicura. La presenza di una comunità di villeggianti identica a se stessa, estate dopo estate, regala il gradevole straniamento di certe feste di Natale con i parenti lontani, un gaio tagliando annuale per confermarsi vivi. E mentre sciabattiamo seminudi verso la battigia, impudichi e sciatti come accade solo qui o nel bagno di casa, osserviamo neonati, neogenitori, ex bimbi divenuti alieni adolescenti, corpi che sbocciano e corpi che vacillano, una fioritura di tatuaggi, la carezza del tempo che, su questa sabbia, sembra più dolce. «Quando sei arrivata? Quando riparti? Che piacere rivederti. Vai a farti un bagno? Io non posso: ho appena mangiato la parmigiana».

Quei diabolici cuochi seriali

Frequento lo stesso mare, quello dei miei suoceri, da quasi 30 anni. Provo, per quel villaggio in Sale…

Stessa spiaggia, stesso mare. Ci tornano in molti, ci torniamo anche noi. Perché ritrovarsi, ogni anno, in agosto, in un’immutabile bolla vacanziera fa bene all’anima. La familiarità dei luoghi rassicura. La presenza di una comunità di villeggianti identica a se stessa, estate dopo estate, regala il gradevole straniamento di certe feste di Natale con i parenti lontani, un gaio tagliando annuale per confermarsi vivi. E mentre sciabattiamo seminudi verso la battigia, impudichi e sciatti come accade solo qui o nel bagno di casa, osserviamo neonati, neogenitori, ex bimbi divenuti alieni adolescenti, corpi che sbocciano e corpi che vacillano, una fioritura di tatuaggi, la carezza del tempo che, su questa sabbia, sembra più dolce. «Quando sei arrivata? Quando riparti? Che piacere rivederti. Vai a farti un bagno? Io non posso: ho appena mangiato la parmigiana».

Quei diabolici cuochi seriali

Frequento lo stesso mare, quello dei miei suoceri, da quasi 30 anni. Provo, per quel villaggio in Salento - il viale dei pini, l’emporio sempre più caro, il trenino per la spiaggia, la baby dance alle 22, puntuale come un incubo ricorrente - la devozione riottosa dei figli ingrati. La sequenza ininterrotta di estati trascorse qui sarebbe una marmellata di anni indistinguibili gli uni dagli altri se non fosse per i tormentoni di mia suocera che non è una trap queen ma una cuoca seriale. Con i cuochi seriali bisogna stare in guardia perché sono creature diaboliche, che ti inchiodano all’avventatezza di un commento casuale. L’ossessione stagionale prende il via quando l’avversario è distratto. Facciamo un’ipotesi di scuola che incidentalmente corrisponde a vita vissuta. All’ombra ci sono 36 gradi e una tavola imbandita su cui si materializza, tra lo sconcerto dei commensali, un risotto a una temperatura pari al punto di fusione del tungsteno. «Risotto al limone! Una nuova ricetta» dichiara pomposamente il cuoco seriale. «Che bella idea», sproloquia qualcuno, il palato in fiamme, la mente obnubilata dalla canicola. Gli altri sollevano un sopracciglio incredulo. La suocera si illumina: «Vi piace?». Tutti tacciono ma ormai il danno è fatto: quella sarà l’estate del risotto al limone, propinato con frequenza illegale fino all’ultimo giorno. Perché, a prescindere dal gradimento, «è una risorsa» e il cuoco seriale si nutre di risorse. Abbiamo avuto l’estate del polpettone con speck e provolone, prodotto in batteria e stoccato in freezer, ideale per uno spuntino in una malga altoatesina. Non sono mancate stagioni più fauste: il gelato al kiwi fu la bandiera del 2014, il carpaccio di zucchine quella del 2019. La scoperta di erbe aromatiche vicino alla spiaggia inaugurò l’estate del pesce al mirto. Nel 2016 con slancio francofilo il clafoutis fu onnipresente. Quest’anno mangiamo insalata con pesche e noci, consci dei pericoli scampati e del privilegio di poter nuotare satolli e consapevoli nella struggente marmellata di fine agosto.

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