Convincere stanca
di Francesco PiccoloCosa possiamo fare per questo Paese nel 2024? Possiamo salvarlo con la cultura? La cultura è salvifica? Forse lo è, ma non quando si propone di esserlo. Non quando ha un piano strategico - tipo, per non parlare in modo implicito: se gli italiani leggono di più, poi votano dalla parte giusta; e ovviamente la parte giusta è dove siamo noi.
Se la cultura è una strategia, è sempre fallimentare, a questo nessuno se lo vuole sentir dire. E anzi indignati rispondono con buoni propositi e belle parole. Bisogna che la gente legga, che vada al cinema, al teatro, nelle mostre - diciamo. Cioè: bisogna che la gente sia sensibile.
È vero, sarebbe molto meglio. Ma si può indurre la gente a essere sensibile? Nell’ottavo episodio dell’ultima stagione di Mrs Maisel c’è un dialogo dei nonni a proposito della nipote, che sta giocando a terra, sul tappeto. Il nonno la sta osservando. La nonna gli chiede: che stai facendo? «Sto osservando Ester. Voglio vedere cosa farà ora, chiaramente possiede qualche s…
Cosa possiamo fare per questo Paese nel 2024? Possiamo salvarlo con la cultura? La cultura è salvifica? Forse lo è, ma non quando si propone di esserlo. Non quando ha un piano strategico - tipo, per non parlare in modo implicito: se gli italiani leggono di più, poi votano dalla parte giusta; e ovviamente la parte giusta è dove siamo noi.
Se la cultura è una strategia, è sempre fallimentare, a questo nessuno se lo vuole sentir dire. E anzi indignati rispondono con buoni propositi e belle parole. Bisogna che la gente legga, che vada al cinema, al teatro, nelle mostre - diciamo. Cioè: bisogna che la gente sia sensibile.
È vero, sarebbe molto meglio. Ma si può indurre la gente a essere sensibile? Nell’ottavo episodio dell’ultima stagione di Mrs Maisel c’è un dialogo dei nonni a proposito della nipote, che sta giocando a terra, sul tappeto. Il nonno la sta osservando. La nonna gli chiede: che stai facendo? «Sto osservando Ester. Voglio vedere cosa farà ora, chiaramente possiede qualche strano talento musicale e adesso voglio appurare la varietà delle sue attività. Per esempio, si estendono fino alla letteratura? Ho lasciato lì il mio libro per vedere se deciderà di andare a sfogliarlo».
Cosa ha fatto dunque il nonno? Ha poggiato lì a terra, aperto, accanto alla nipotina di pochi anni, un libro. Quale, ce lo dice nel dialogo che trascrivo:
Nonna: ok, ci sono delle caramelle in quel libro?
Nonno: no, non c’è nessuna caramella, perché dovrei metterci delle caramelle?
Nonna: se ti aspettavi che sfogliasse il libro, ho supposto ci avessi messo delle caramelle, quelle alla frutta sono le sue preferite.
Nonno: non voglio attirarla con le caramelle, voglio vedere se andrà a sfogliare quel libro e non perché ci siano delle caramelle dentro.
Nonna: che libro è?
Nonno: si tratta de L’essere e il nulla di Jean Paul Sartre.
Nonna: e ci sono figure?
Nonno: cosa? No, non ci sono figure.
Nonna: allora dovresti metterci delle caramelle, anche una sola farebbe la differenza.
Nonno: Rose, voglio soltanto vedere se è curiosa di leggere il testo dentro quel libro, devo riuscire a scoprire se la mia nipotina è in realtà il nipotino che aspetto da tanto.
Nonna: ma non può capire di cosa tratta L’essere e il nulla, anche se è incuriosita dal testo. Nonno: nessuno capisce di cosa tratti L’essere e il nulla, nemmeno Sartre lo capisce. Perfino io faccio finta di leggerlo.
Nonna: fai solo finta?
Nonno: per questo esperimento.
Nonna: ma se sospetta che fai finta di leggerlo, potrebbe pensare che sia una specie di truffa e ignorare il libro di proposito.
Nonno: il che potrebbe indicare un’attitudine al ragionamento cognitivo che andrebbe ben oltre la sua età, perciò se sfogliasse il libro ciò potrebbe indicare avanzate facoltà mentali e se non sfogliasse il libro indicherebbe altrettante avanzate facoltà mentali.
Nonna: io proverei con le caramelle.
Questo dialogo (strepitoso) racconta molto bene tutta la fissazione di quelli che dicono che bisogna leggere. Di quelli che si sono dati questo compito. Noi abbiamo creato istituzioni apposta, programmi, progetti, per convincere Ester a girarsi verso il libro di Sartre. E abbiamo fatto di noi scrittori dei portatori di valori in fondo paradossali: dal primo giorno in cui ho pubblicato il primo libro, e per tutta la mia vita (come qualsiasi altro scrittore), a un certo punto mi hanno chiesto di dire in poche parole, a volte in trenta secondi, a volte in due minuti: perché è importante leggere e perché bisogna farlo. Mi hanno detto soprattutto di dirlo ai ragazzi, agli studenti, ai giovani, alle nuove generazioni. Mi hanno chiesto per tutta la vita, insomma, di mettere il libro di Sartre accanto a Ester per vedere se lo prendeva in mano.
Questo messaggio ha un suo fondo di falsità: si parte dal concetto che leggere sia una cosa utile; ma noi siamo diventati scrittori perché leggere ci sembrava la cosa più bella del mondo, più eccitante del mondo, più vitale del mondo. E solo per questo, di conseguenza, ci rende migliori.
E qui veniamo al 2024. In questa scena di Mrs Maisel c’è anche la nostra arroganza di persone colte che vogliono per forza chiedere a tutto il resto del mondo di diventare delle persone colte, anche se tutto il resto del mondo non vuole diventarlo.
Ecco un buon proposito del 2024: mollare. Il proposito è di smetterla di voler convincere gli altri a leggere libri, ad andare al cinema, a teatro, alle mostre. Che non significa smettere di sperare che le persone abbiano una sufficiente sensibilità e una energia vitale che possa spingerle a capire, al di là della propria vita, guardando e ascoltando le vite degli altri, i pensieri degli altri, cosa possono fare in modo che diventino irrimediabilmente migliori. È questo che noi crediamo di sapere, è per questo che siamo arroganti. Ma c’è un aspetto di questa speranza che è davvero quel tormento paradossale; ed è per questo che dovremmo mollare.
Per il 2024 ognuno facesse quello che vuole. Se non vuole assistere a una scena come questa di Mrs Maisel non lo faccia. Ma bisogna sapere anche un’altra cosa, che sta sull’altro piatto della bilancia nei propositi del 2024: che bisogna smettere di vergognarsi di dire che anche nei nostri anni, nel 2023, nel 2024, e negli anni a seguire, ci sono stati e ci saranno buoni libri, buoni film, buone opere teatrali, buona musica, buona arte. Non si sa perché ma se pensi queste cose, un po’ te ne vergogni. Le stemperi, balbetti, perché molti altri ti costringono a pensare che tutto quello che è stato fatto di buono fa parte del passato e nessuno può fare più nulla di buono. E la differenza sta nel fatto che il passato è oggettivamente dimostrabile, perché ormai è passato al vaglio di tutto; il presente è molto fragile, si può sempre contraddirlo.
E così la nostra vita è fatta da un lato di tentativi di persuasione a impegnarsi nella cultura; e dall’altro a vergognarsi del far parte del presente culturale. Una vita triste, che non meritiamo. Perché invece sono sicuro che nel 2024 avremo delle opere belle, ne godremo e avremo voglia di dire con semplicità, senza un progetto alle spalle: vai a vedere quel film, leggi quel libro, vai a vedere quello spettacolo, le opere di quell’artista. E cercheremo di spiegare perché. E lo faremo naturalmente, e se non ci seguiranno, non penseremo incazzati: peggio per loro. Insomma, dobbiamo avere il proposito di non mettere più L’essere e il nulla di Sartre accanto a una bambina per vedere se è intelligente. E non metteremo nemmeno delle caramelle per attirarla.
E non lo faremo perché lo abbiamo imparato proprio da un’opera. Siamo migliorati senza essercene nemmeno accorti. E siamo allenati a farlo ancora, nel prossimo anno.