Mosca-Kiev, la guerra senza fine
di Rosalba CastellettiQuando nel febbraio 2022 lanciò la sua cosiddetta “operazione militare speciale” in Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin scommise fallacemente su un’offensiva lampo. Due anni dopo, scommette esattamente sull’opposto: una lunga ed estenuante “guerra di logoramento” che alla lunga potrebbe avvantaggiarlo, come ha già dimostrato il 2023.
L’anno si chiude a suo favore nonostante la linea del fronte non si sia spostata di molto. La tanto annunciata controffensiva ucraina non è riuscita a sfondare. Se a Ovest Kiev ha stabilito una contenuta testa di ponte oltre la sponda sinistra del fiume Dnipro, al Centro nessuno ha ottenuto progressi significativi, mentre a Est le forze russe stanno accerchiando Avdiivka sperando di assicurarsi un’altra simbolica vittoria dopo Bakhmut a costo però di migliaia di vite.
Se nessuna delle due parti riuscirà a prendere l’iniziativa in primavera ed estate, è molto probabile che lo stallo perdurerà. Nessuna delle parti è pronta a negoziare: Kiev non pu…
Quando nel febbraio 2022 lanciò la sua cosiddetta “operazione militare speciale” in Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin scommise fallacemente su un’offensiva lampo. Due anni dopo, scommette esattamente sull’opposto: una lunga ed estenuante “guerra di logoramento” che alla lunga potrebbe avvantaggiarlo, come ha già dimostrato il 2023.
L’anno si chiude a suo favore nonostante la linea del fronte non si sia spostata di molto. La tanto annunciata controffensiva ucraina non è riuscita a sfondare. Se a Ovest Kiev ha stabilito una contenuta testa di ponte oltre la sponda sinistra del fiume Dnipro, al Centro nessuno ha ottenuto progressi significativi, mentre a Est le forze russe stanno accerchiando Avdiivka sperando di assicurarsi un’altra simbolica vittoria dopo Bakhmut a costo però di migliaia di vite.
Se nessuna delle due parti riuscirà a prendere l’iniziativa in primavera ed estate, è molto probabile che lo stallo perdurerà. Nessuna delle parti è pronta a negoziare: Kiev non può rinunciare a un quinto dei suoi territori e Mosca non glieli può restituire, benché li controlli soltanto parzialmente.
Gli analisti militari sono pressoché unanimi: lo “scenario più probabile” è quello di un conflitto prolungato, una lotta eterna con le due parti sempre più esauste, ma riluttanti ad ammettere la sconfitta. La vittoria finirà col giocarsi sulla resistenza, non sulle conquiste territoriali. E il tempo gioca a favore di Putin.
Il leader del Cremlino può contare su molti più uomini per rimpinguare il suo pur malconcio esercito e su un’economia resiliente nonostante il fuoco di fila delle sanzioni occidentali. La Russia riesce a coprire abbondantemente le spese militari grazie agli ingenti proventi petroliferi e importa droni e munizioni da Teheran e Pyongyang. L’Ucraina, invece, dipende dalle forniture di armi e denaro occidentali, al momento bloccate su entrambe le sponde dell’Atlantico.
A Bruxelles il premier ungherese Viktor Orbán ha posto il veto al pacchetto europeo da 50 miliardi di euro, mentre negli Stati Uniti i repubblicani al Senato hanno bloccato lo stanziamento di altri 60 miliardi di dollari. E seppure la Ue sia riuscita a dare il via libera ai negoziati per l’adesione dell’Ucraina, molti temono che il processo sarà lungo.
Il conflitto in Medio Oriente distoglie l’attenzione. Un tempo accolto come eroe, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ora torna a mani vuote dai suoi viaggi all’estero. Putin, invece, nonostante l’incriminazione da parte della Corte penale internazionale, ha ripreso a calcare il palcoscenico internazionale: è tornato al tavolo del G20, seppure in formato virtuale, ed è volato nella Penisola arabica. Gode del favore di Cina e India e il cosiddetto “Sud globale”, dall’Africa al Venezuela di Nicolás Maduro, si affida a lui nella lotta al “neocolonialismo” e ai “doppi standard” occidentali.
Anche in patria Zelensky è sempre più isolato. È in aperto disaccordo con il generale Valery Zaluzhny, a capo delle forze armate, e preme per un rinvio delle presidenziali ucraine. Al contrario, Putin ha messo a tacere il dissenso grazie alla feroce repressione. I russi, in ogni caso, lo sostengono. Anche il consenso dell’élite resta stabile. Neppure l’abortita ribellione di Wagner ha lasciato cicatrici permanenti. La morte di Evgenij Prigozhin in un misterioso incidente aereo ha anzi rafforzato l’idea che Putin abbia il controllo assoluto. Può veleggiare sicuro verso le presidenziali del 17 marzo che lo incoroneranno, senza sorprese, per un quinto mandato, Zar di tutte le Russie fino al 2030.
Certo, un conflitto prolungato potrebbe esacerbare i problemi economici russi, come il deprezzamento del rublo, l’aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse, o alimentare divisioni all’interno dell’élite al potere. Alla lunga potrebbe essere necessario indire una mobilitazione di massa, unico fattore che potrebbe davvero minare il consenso popolare. Ma, come sostiene il vicepresidente del think tank Carnegie Endowment Andrew Weiss, bisogna abbandonare la pia illusione che basti uno scossone per far cadere Putin o costringerlo a sedersi al tavolo delle trattative.
Corazzato da propaganda, censura e repressione, il regime russo non corre i rischi della seppur acerba democrazia ucraina o delle veterane occidentali. Come tutti i conflitti, anche il confronto in Ucraina non sarà però vinto finché non si concluderà. Perciò è prematuro ipotizzare una vittoria di Putin, come ha azzardato di recente l’Economist. Nonostante il crescente pessimismo e sconforto in Occidente e Ucraina, i calcoli di Putin potrebbero rivelarsi fuorvianti. Se la congiuntura politica e diplomatica al momento pende a suo favore, la vittoria militare è lontana, per non parlare degli obiettivi di denazificazione, smilitarizzazione e neutralità. La sua ritrovata sicumera delle ultime settimane potrebbe presto svanire.
Molto dipenderà dalle prossime elezioni occidentali: le politiche britanniche e le parlamentari europee, ma soprattutto le presidenziali statunitensi che potrebbero riportare alla Casa Bianca Donald Trump. Il tycoon ha promesso un accordo “entro 24 ore” dal suo reinsediamento e Putin già spera di riuscirgli a strappare una pace alle sue condizioni. Più che sul campo di battaglia, l’esito del conflitto potrebbe essere deciso nel segreto delle urne occidentali.