Tecnologie, vincere le paure
di Raffaella De SantisLuciano Floridi parla dell’intelligenza artificiale con pragmatismo: «È la sfida del futuro. Ambiente, diseguaglianze, salute sono gli ambiti nei quali l’IA può operare con maggiore successo». Il filosofo, uno dei maggiori interpreti della rivoluzione digitale,in cattedra all’università di Yale, dove dirige il nuovo Digital Ethics Center, è refrattario all’enfasi e ai disfattismi. Tra i suoi libri Etica dell’intelligenza artificiale (Raffaello Cortina).
A chi dice che perderemo il lavoro, risponde: «Cambieremo il modo di lavorare». Quando lo contattiamo in videochiamata, il Connecticut è investito da una tempesta.
I fenomeni meteorologici estremi sono sempre più prevedibili?
«Grazie all’IA possiamo anticiparli e diminuirne l’impatto, e capire come e dove costruire infrastruttu…
Luciano Floridi parla dell’intelligenza artificiale con pragmatismo: «È la sfida del futuro. Ambiente, diseguaglianze, salute sono gli ambiti nei quali l’IA può operare con maggiore successo». Il filosofo, uno dei maggiori interpreti della rivoluzione digitale,in cattedra all’università di Yale, dove dirige il nuovo Digital Ethics Center, è refrattario all’enfasi e ai disfattismi. Tra i suoi libri Etica dell’intelligenza artificiale (Raffaello Cortina).
A chi dice che perderemo il lavoro, risponde: «Cambieremo il modo di lavorare». Quando lo contattiamo in videochiamata, il Connecticut è investito da una tempesta.
I fenomeni meteorologici estremi sono sempre più prevedibili?
«Grazie all’IA possiamo anticiparli e diminuirne l’impatto, e capire come e dove costruire infrastrutture. In Italia, paese soggetto a frane, terremoti, nubifragi, siccità, può rivelarsi uno strumento molto utile».
Utile anche a gestire il cambiamento climatico?
«Aiuta a ridurre lo spreco di energia. Un uso controllato potrebbe abbattere il consumo energetico della città di Roma del 20%. La casa della mia infanzia era riscaldata 24 ore al giorno, oggi programmiamo il calore quando serve ».
Bisogna ripensare un’etica della responsabilità?
«Al di là di quello che affermano i catastrofisti o gli ottimisti ad oltranza, siamo noi ad essere responsabili, noi a dover costruire soluzioni, perché né le cose cattive né quelle buone succedono spontaneamente. Con un buon “design” - giuste policy, legislazione appropriata, formazione adeguata, strategie di mercato lungimiranti - possiamo capire come agire e quando».
Tre grandi rischi dell’IA.
«Manipolazione delle persone e dei contenuti, pessimo impatto sull’ambiente. Le opportunità sono le stesse, letteralmente ribaltate. Il risultato è nelle nostre mani».
La manipolazione si riferisce alle fake news?
«Alla diffusione di notizie false, parziali, propagandistiche, come durante le elezioni americane. Il risultato è un’indistinzione tra il falso e il vero, resa possibile dal salto dell’IA su un piano industriale».
A queste paure ha fatto riferimento Geoffrey Hinton, considerato il padre dell’IA, dimettendosi da Google.
«Mi sembrano rischi arginabili, comunque gli allarmismi sono inutili, meglio capire in che direzione andare. Pensiamo alle foto false in circolazione, da quella di papa Francesco col piumino bianco a quelle recenti di Gaza. Proprio perché è sempre più difficile capire se una foto è vera, è importante che gli scatti abbiamo un marchio di autenticità, un bollino di garanzia o provenienza».
Come cambierà la società, vivremo in un mondo più ingiusto?
«Al contrario, l’IA potrebbe contribuire a ridurre le diseguaglianze, migliorare la distribuzione della ricchezza, aiutarci a combattere l’evasione fiscale, a capire dove investire, dove aprire un ospedale. È uno strumento funzionale alle società complesse. Pensi all’impatto sulla medicina, agli impieghi straordinari per curare meglio più persone».
Veniamo al punto. Tutto ciò comporterà una cancellazione di posti di lavoro?
«Molte cose le lasceremo fare all’IA, noi passeremo a farne altre, più gestionali. Con altre competenze».
Diventeremo tutti manager? E nel frattempo, chi pagherà il passaggio?
«Alcune mansioni si sposteranno. Purtroppo i catastrofisti ragionano in modo troppo elementare. Sono spaventati dall’automazione del lavoro e non considerano che i robot hanno bisogno di qualcuno che li costruisca o li ripari. Questi pessimisti sono gli stessi che temono ChatGpt».
I giornalisti non verranno sostituti dall’IA?
«ChatGpt non è autonoma, lavora statisticamente su dati passati. L’IA sgraverà dagli aspetti più banali e automatici del lavoro, come fare il riassunto della Coppa Davis, ma per i commenti, gli approfondimenti, gli articoli satirici ci rivolgeremo a giornalisti e scrittori. Diminuirà la manovalanza e verrà valorizzata la creatività, che è una peculiarità dell’essere umano. L’IA in fondo produce cose di mediocre qualità, semilavorati. Ci libererà dalla brutalità del lavoro, non ci sostituirà, ma richiederà più capacità di “governance”».
L’Europa ha varato una legge per regolamentarne l’uso: vietate le schedature, l’uso di dati biometrici, i sistemi per leggere le emozioni.
«Se non in casi eccezionali. Negli Stati Uniti c’è stato l’Executive Act del presidente Biden, ma si tratta di misure perlopiù relative al mercato e alla sicurezza nazionale. Ha fatto bene l’Europa a dotarsi di tale strumento, che serve ad evitare un uso improprio, rischioso, non democratico, non liberale dell’IA. Questo facilita un’innovazione a favore della società e dell’ambiente, non solo del business, come si rischia negli Usa, o della politica, come in Cina».
La sfida tra le grandi potenze passa per l’IA?
«Non c’è dubbio, ma in Europa bisognerebbe creare una buona industria dell’intelligenza artificiale. Ci sono talento, cultura e fondi per fare benissimo».