✕

Generazioni da unire

Ascolta l'audio

Quelli che vanno in pensione non si fanno mai davvero da parte. Quelli che scaldano i motori non trovano caselle libere. È una legge dei vasi scomunicanti. Per questo dialogare non è facile
3 minuti di lettura

Prendete quest’uomo: ha 82 anni. Nel 2025 la consideriamo un’età normale da raggiungere. Suo padre morì a 70. Suo nonno a 59. Allora nessuno disse che erano giovani. Ha avuto un figlio a 25 anni. Un nipote a 52. Un bisnipote a 79. Il bambino ha 3 anni e lo chiama “nonnone”. Si gira anche suo figlio, che è di fisico imponente e pensa si rivolga a lui. Con lui ha faticato molto ad avere un dialogo. Ha faticato, ma non ci è riuscito. Con il nipote non ci ha neppure provato: usava troppe parole inglesi e faceva ricorso a supporti tecnologici. La maggiore affinità la trova con l’ultimo, il piccolino. Mentre quello avanza, lui indietreggia. È finito in una novella di Francis Scott Fitzgerald, si sente un po’ Benjamin Button.

Sua sorella minore, invece, ha avuto soltanto un figlio, che non ha mai messo su famiglia e a 52 anni vive ancora con lei. Il marito se n’è andato con una donna dell’Est, molto più giovane. La figlia di sua cugina, 47 anni, ha sposato un egiziano e hanno 5 figli, ma v…

Prendete quest’uomo: ha 82 anni. Nel 2025 la consideriamo un’età normale da raggiungere. Suo padre morì a 70. Suo nonno a 59. Allora nessuno disse che erano giovani. Ha avuto un figlio a 25 anni. Un nipote a 52. Un bisnipote a 79. Il bambino ha 3 anni e lo chiama “nonnone”. Si gira anche suo figlio, che è di fisico imponente e pensa si rivolga a lui. Con lui ha faticato molto ad avere un dialogo. Ha faticato, ma non ci è riuscito. Con il nipote non ci ha neppure provato: usava troppe parole inglesi e faceva ricorso a supporti tecnologici. La maggiore affinità la trova con l’ultimo, il piccolino. Mentre quello avanza, lui indietreggia. È finito in una novella di Francis Scott Fitzgerald, si sente un po’ Benjamin Button.

Sua sorella minore, invece, ha avuto soltanto un figlio, che non ha mai messo su famiglia e a 52 anni vive ancora con lei. Il marito se n’è andato con una donna dell’Est, molto più giovane. La figlia di sua cugina, 47 anni, ha sposato un egiziano e hanno 5 figli, ma vivono ad Alessandria, quella d’Egitto, e non li vedono mai. Dicono ci siano quattro generazioni che portano il suo cognome, ma chiunque può vedere che il datario delle generazioni scatta ogni 5 anni: svuoti un liceo e quando lo riempi di nuovo hai ragazzi di un altro mondo. Li aiuti economicamente a crescere, ma non ereditano mai. Qualche volta quest’uomo legge la cronaca nera e pensa che gli è andata bene: nessuno l’ha mai preso a martellate per giocarsi i suoi risparmi su un tavolo dove andassero via più velocemente. Passa alle pagine di esteri e cerca sempre notizie dal Giappone, dove pare che gli anziani (non dice mai “i vecchi”) siano tremendamente rispettati. Insegue conferme che non trova. Il giornale di carta lo comprano, sbuffando, soltanto per lui. Suo figlio sfoglia l’ipad, suo nipote lo legge sul cellulare, il piccolo non saprà neppure che cosa siano stati, i quotidiani. Un tempo ci si vantava dei progressi dei neonati: a undici mesi cammina già. Adesso, di quelli degli anziani (insiste su quel termine). Ha sentito un amico di suo figlio compiacersi: mio zio è andato su Facebook prima di me e adesso è anche su Linkedin. A far cosa? Cerca lavoro? Nessuno va più in pensione? E se ci va, perché non smette di fare quel che faceva prima, ma continua anche se pagato un terzo, un decimo, niente. Chissà perché poi i giovani si sentono frustrati nelle loro aspettative e speranze professionali.

Dice: vi abbiamo fatto studiare, tutti, anche quelli meno meritevoli. Vi abbiamo mantenuto fino alla prima ciocca di capelli bianchi. Lo credo: non vi facevate mai da parte, non avete liberato una casella che fosse una sullo scacchiere. Suo figlio, molti anni fa, firmò insieme con molti altri coetanei, un manifesto con cui si impegnava a ritirarsi a sessant’anni. A settanta ha trovato un secondo lavoro, in aggiunta al primo e alla pensione. Tutto bene, son soldi che entrano, evitano le martellate per l’eredità, ma da qualche altra parte qualcuno, scontento, si starà armando. È una legge di vasi scomunicanti.

Comunicare, è una parola. Si è reso conto che la persona con la quale ha più argomenti condivisi non è un familiare, ma il suo badante venuto dall’Est. Lui gli parla della miseria patita in gioventù e quello capisce. Della guerra, mondiale e civile, e quello capisce. Possono scambiarsi racconti, addivenire agli stessi giudizi sulla storia e sugli uomini. Hanno sviluppato una complicità ai danni di tutti gli altri, tranne il bambino di tre anni, che vede il mondo con occhi così nuovi da essere antichi e al quale possono tenere qualche lezione alternativa su quel che l’aspetta. Ma secondo te questo quanto camperà: centoventi, centotrenta anni? E che cosa se ne farà di tutto quel tempo? Quanti divorzi, eh, ride il badante. Quanti lutti, anche, scuote la testa lui.

Suo figlio votava, e vota diversamente da lui (nonostante abbia cambiato tre volte partito e lui mai, neanche parlarne). Suo nipote non vota, l’ha fatto una volta e si è sentito come si fosse macchiato i pantaloni. A occhio il piccoletto non avrà a che fare con i riti della democrazia, stanca. Curioso, no? Hanno sepolto i rimproveri (che mondo ci avete lasciato) e le illusioni (aggiustatelo voi che siete migliori, più istruiti). Non è pace, è disinteresse, per il futuro. Lo provasse soltanto lui, pazienza, è quasi normale. Ma è generalizzato. Suo nipote che ha trent’anni e due terzi di vita davanti prendeva per i fondelli i ragazzi di Fridays for future. Per lui esiste soltanto il presente. Non gli importa il passato, la storia, non l’avvenire, fantascienza. Eppure, pensa lui, non è vero che “chi vivrà, vedrà”, semmai l’opposto “chi vedrà, vivrà”. Chi ha visione ha futuro. È un mondo miope.

Inforca gli occhiali, quelli da lettura con la luce che si accende, puntata sull’obiettivo. Inciampa su una parola che non conosce: “Koritsushi”. Indica la morte solitaria nella vecchiaia. È in aumento. Non c’è più religione, neppure in Giappone.

Leggi i commenti