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Il pianeta che sarà

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È l’epoca della rimozione politica della minaccia climatica. Una corsa a oltranza dove sono i fantini ad avere i paraocchi. Aspetta il suo turno una gioventù allibita e inascoltata che avrà l’immane compito di inventare un’altra economia di riparazione dei guasti
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Ambiens, participio presente del verbo latino ambire, circondare. Ambiente è quanto circonda l’insediamento umano, visto dalla parte del circondato. Già l’immagine di vedersi accerchiati spiega lo sforzo contrario di allargarsi a spese della natura percepita come muro di cinta di una circonferenza.

Oggi si constata il ribaltamento, è l’ambiente a essere circondato. La gigantesca potenza capace di sottometterlo a sfruttamento ne procura i sintomi febbrili di surriscaldamento e intossicazione. La situazione è compromessa al punto di scatenare le reazione incredula. Il pànico nei confronti delle conseguenze produce l’effetto paradosso di negare l’evidenza, esorcizzarla come un malocchio.

Su scala di pianeta si manifesta la rimozione politica e psicologica della minaccia climatica. In questo momento dell’epoca si attraversa la fase dell’ultimo sforzo per proseguire a oltranza la corsa, frustando la stremata cavalcatura. Per meglio procedere verso l’inevitabile sono i fantini a indossar…

Ambiens, participio presente del verbo latino ambire, circondare. Ambiente è quanto circonda l’insediamento umano, visto dalla parte del circondato. Già l’immagine di vedersi accerchiati spiega lo sforzo contrario di allargarsi a spese della natura percepita come muro di cinta di una circonferenza.

Oggi si constata il ribaltamento, è l’ambiente a essere circondato. La gigantesca potenza capace di sottometterlo a sfruttamento ne procura i sintomi febbrili di surriscaldamento e intossicazione. La situazione è compromessa al punto di scatenare le reazione incredula. Il pànico nei confronti delle conseguenze produce l’effetto paradosso di negare l’evidenza, esorcizzarla come un malocchio.

Su scala di pianeta si manifesta la rimozione politica e psicologica della minaccia climatica. In questo momento dell’epoca si attraversa la fase dell’ultimo sforzo per proseguire a oltranza la corsa, frustando la stremata cavalcatura. Per meglio procedere verso l’inevitabile sono i fantini a indossare i paraocchi.

Si è firmata una pubblica opinione disponibile a qualunque forma di contraffazione consolatoria, convinta di poter dubitare della sfericità del pianeta e paranoide fino alla percezione infiammabile di segreti complotti onnipotenti. Inutile osservare che se loro ne sono al corrente, la congiura è già farsa. La loro volontà di infliggersi una paura privilegiata solo per adepti esclude obiezioni.

È l’epoca più frastornata della storia umana, pur potendo disporre dello smisurato accesso alle informazioni e alle conoscenze. È un tempo adatto alle destre politiche, conservatrici per vocazione e per costituzione. Rappresentano l’ultimo sforzo collettivo di rimozione e di regressione.

Aspetta il suo turno una gioventù allibita e inascoltata. Per biologica necessità d’immaginare il futuro sviluppa doti di profezia, che non è un pronostico sul quale scommettere, ma annuncio di catastrofi da gestire quando finalmente si toglierà dai piedi l’ultima gerontocrazia fallimentare.

Sarà l’immenso compito loro e delle generazioni seguenti inventare la tutt’altra economia delle riparazioni dei guasti, accumulati come un debito da dover saldare. Scriveranno un nuovo patto di alleanza con l’ambiente, si costituirà l’organismo delle Nazioni Unite del Risanamento.

Le catastrofi saranno così eloquenti da sospendere le superflue ostilità delle guerre.

Già in questa generazione ci sono lanciatori di allarme, precursori che usano il loro corpo inerme come strumento di simbolico intralcio e sbarramento. Irritano maggioranze che inventano per loro misure carcerarie per punire il torto inaudito di disturbare il pubblico torpore con l’ insolenza di testimoniare.

Già in questa generazione nuova si affacciano stili di vita sobri di alimentazione, di produzione, di commercio di prossimità, di allevamento non intensivo, di coltivazione senza droga chimica.

Alcuni di loro si rinchiudono in casa dissociandosi dall’ansia di doversi fare largo e dimostrare. Come negli albori delle religioni conducono clausure da isolati. In altre epoche stavano alle intemperie sopra le colonne, in questa si sottraggono alla vista.

Sono fermenti di una gioventù che sa di anticipare ragioni inapplicabili al loro tempo. Praticano rivolgimenti interiori prima che esteriori. Sanno di essere eroici nel privato.

In epoche remote gli apocalittici predicavano camuffandosi dietro sogni profetici, come Giovanni a Patmos o Ezechiele. Si ammantavano da recipienti in stato di sonnambulismo.

Questa attuale minoranza di gioventù invece deraglia in pieno stato di veglia e di coscienza dal convoglio lanciato all’impazzata. Il loro viaggio coincide con l’arresto del locomotore e del saccheggio alla vita del pianeta.

Il regresso in corso in quest’epoca spaventata potrà solamente ritardare le grandi trasformazioni che avanzano strisciando con il contagio dello esempio, affiorando a ciuffi.

Ho l’età per guardare lontano l’avvenire disinteressatamente, senza pensiero di averne parte. Posso perciò predire ai potenti al comando della regressione in corso che di loro non resterà neanche il nome.

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