“L’amore è da reinventare, si sa”. Mai affermazione è apparsa così attuale e condivisibile, eppure risale al 1873 ed è di Arthur Rimbaud che la scrisse in Una stagione all’inferno. Da allora l’amore è stato reinventato, o si è reinventato, mille volte: è diventato fluido, libero, si è allargato nella versione poliamorosa, ha scoperto che il sesso non è indispensabile ma ha anche capito che per alcuni è imprescindibile, ha allargato i suoi orizzonti, compreso persone che non si sentono binarie, è stato dichiarato morto, inutile, tossico, dannoso, ma è ancora qui, presente, e in continua evoluzione.
Ai giorni nostri le spinte a ripensare l’amore, e la convivenza tra due persone, arrivano da molte direzioni: dalle donne che scoprono che quello che credevano amore era in realtà un rapporto malato e pericoloso, dagli uomini che rifiutano il modello tradizionale di maschio dominatore e cercano una via alternativa al patriarcato, dalle comunità Lgbtqia+ che ridisegnano, tra mille difficolt…
“L’amore è da reinventare, si sa”. Mai affermazione è apparsa così attuale e condivisibile, eppure risale al 1873 ed è di Arthur Rimbaud che la scrisse in Una stagione all’inferno. Da allora l’amore è stato reinventato, o si è reinventato, mille volte: è diventato fluido, libero, si è allargato nella versione poliamorosa, ha scoperto che il sesso non è indispensabile ma ha anche capito che per alcuni è imprescindibile, ha allargato i suoi orizzonti, compreso persone che non si sentono binarie, è stato dichiarato morto, inutile, tossico, dannoso, ma è ancora qui, presente, e in continua evoluzione.
Ai giorni nostri le spinte a ripensare l’amore, e la convivenza tra due persone, arrivano da molte direzioni: dalle donne che scoprono che quello che credevano amore era in realtà un rapporto malato e pericoloso, dagli uomini che rifiutano il modello tradizionale di maschio dominatore e cercano una via alternativa al patriarcato, dalle comunità Lgbtqia+ che ridisegnano, tra mille difficoltà, i perimetri delle nuove famiglie, dai giovani che aspettano, rimandano e a volte scoprono tardivamente e malamente il sesso presentandosi poi impreparati al primo appuntamento con i sentimenti.
L’antico e il moderno si incrociano nell’era tecnologica. I siti d’incontro, novelli sensali degli affetti 5.0, si affannano a garantirci un amore sicuro, ci affidano a un algoritmo che individua la nostra anima gemella, quella che ha i nostri stessi gusti, le nostre stesse passioni, lo stesso background.
Secondo Alain Badiou, filosofo e autore dell’Elogio dell’amore «come la guerra a “morte zero” dei conflitti armati della nostra epoca così l’amore a “rischio zero” si fonda su una concezione sicuritaria della vita». Un po’ come succedeva, dice, nei matrimoni combinati dove prima la compatibilità veniva approvata da genitori dispotici mentre oggi è una app altrettanto verticistica che decide. L’obiettivo rimane lo stesso: organizzarci un incontro con un’anima simile a noi, vicina, compatibile, non conflittuale con buona pace di Romeo e Giulietta, di Paolo e Francesca e di tante altre coppie tempestose che forse ai giorni nostri non si sarebbero mai incontrate né innamorate. Secondo Badiou «l’amore è così seriamente minacciato che è diventato un compito filosofico difenderlo».
Il problema sta tutto qui: è ancora possibile fare crescere e indentificare l’amore come fonte di felicità e connubio tra due persone oppure questo mix ai nostri tempi è diventato così rischioso, difficile, complicato, che è meglio starne alla larga?
L’amore e la convivenza sono un percorso impervio, una costruzione fragile che viene minacciata ogni giorno. Diversità di vedute, voglia di indipendenza, di autonomia, portano più a una separazione che a un’unione. Alla prima difficoltà la tentazione è quella di dividersi, di non proseguire il percorso a volte appena iniziato, dimenticando che un rapporto, come una casa, è una costruzione che deve essere antisismica, capace di assorbire le differenze invece che respingerle. Non è facile. Molte donne confessano che avere una famiglia è più faticoso che lavorare: tenere insieme vita quotidiana, incombenze e affettività può essere fattivamente ed emotivamente complesso. Per questo molti ci rinunciano: in Italia i single superano le coppie con figli. Secondo l’Istat rappresentano il 33,2% contro il 31,2% delle famiglie. I matrimoni nei primi dieci mesi del 2024 sono in calo del 6,7% rispetto al 2023. Aumentano le unioni civili (7,3%), anche quelle tra persone dello stesso sesso, mentre diminuiscono le prime nozze (-4,3%), soprattutto quelle in chiesa. Solo chi è già stato sposato una volta va in controtendenza e spesso ci riprova (si tratta del 24,1% del totale dei matrimoni), forse pensando che è meglio rischiare di sbagliare che non tentare affatto. Le convivenze negli ultimi due decenni sono però triplicate segno che il desiderio di dare uno sbocco duraturo ad un incontro fortunato persiste ancora. Vecchie pulsioni e nuovi desideri avvicinano ora anime solitarie che hanno paura di fondersi e creare un’unità. E anche se il matrimonio non è più un indicatore della fiducia nel futuro, molti esplorano modi diversi di stare insieme, cercano relazioni sentimentali più profonde ed egualitarie. I ripetuti femminicidi (nel 2024 in Italia sono ormai più di cento) hanno messo in guardia le ragazze, le hanno rese timorose di infilarsi in una relazione anche perché spesso hanno davanti maschi in crisi d’identità, fragili, incapaci di gestire la loro aggressività. Ma la rivoluzione femminista, iniziata negli anni Settanta e proseguita con le giovani di oggi determinate a inventare un nuovo modo rispettoso di costruire un rapporto senza l’incubo del patriarcato, è forse il più importante cambiamento del nostro secolo. Come tutte le rivoluzioni ha bisogno di tempo per sedimentare: quando succede però ne esce sempre un mondo migliore.