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Migranti, a bordo della Ocean Viking una mostra per raccontare lutti, speranze e sogni di integrazione

Le tavole donate alla nave ong dall'artista ravennate Gianluca Costantini: "Per me è un modo di stare con loro. Non sono così coraggioso da partire per il Mediterraneo, ma potrò esserci con i miei disegni"
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A BORDO DELLA OCEAN VIKING - Lungo le scale che dalla sala macchine portano al ponte, negli shelter che accolgono i naufraghi, nella stanza dove tute ed equipaggiamento sono sempre pronte per il team che sale sui gommoni per effettuare i soccorsi, nelle cabine. Raccontano storie di confini e delle vittime di questi, di lutti e naufragi, ma anche di speranze e sogni di pace o integrazione come quella Riace perseguita in tribunale ma che rimane esempio nel mondo, le tavole che l'artista Gianluca Costantini ha regalato alla Ocean Viking adesso in rotta verso il Mediterraneo centrale.

"L'idea - spiega Alessandro Porro, vice Sar Coordinator a bordo e presidente di Sos Mediterranée Italia - è portare bellezza anche in un luogo operativo come una nave di soccorso, in cui spesso ci si trova ad avere a che fare con il dolore e le sofferenze dei naufraghi".

Un carico che è l'equipaggi…

A BORDO DELLA OCEAN VIKING - Lungo le scale che dalla sala macchine portano al ponte, negli shelter che accolgono i naufraghi, nella stanza dove tute ed equipaggiamento sono sempre pronte per il team che sale sui gommoni per effettuare i soccorsi, nelle cabine. Raccontano storie di confini e delle vittime di questi, di lutti e naufragi, ma anche di speranze e sogni di pace o integrazione come quella Riace perseguita in tribunale ma che rimane esempio nel mondo, le tavole che l'artista Gianluca Costantini ha regalato alla Ocean Viking adesso in rotta verso il Mediterraneo centrale.

"L'idea - spiega Alessandro Porro, vice Sar Coordinator a bordo e presidente di Sos Mediterranée Italia - è portare bellezza anche in un luogo operativo come una nave di soccorso, in cui spesso ci si trova ad avere a che fare con il dolore e le sofferenze dei naufraghi".

Un carico che è l'equipaggio a portare sulle spalle, quando strappa alle onde uomini, donne e bambini, ma anche dopo l'intervento di soccorso, quando ne ascolta le storie, le speranze, le paure, quando ne accoglie i ricordi. "Per quanto sia duro, io ho scelto di avere in cabina la tavola che raffigura Alan Kurdi", il bambino nato a Koboane, in Kurdistan, e morto annegato nel Mediterraneo. Il suo corpo è stato ritrovato su una spiaggia turca il 2 settembre del 2015. "Mi ricorda ogni giorno perché siamo qui".

E fra le storie raccontate dalle stampe dell'artista di Ravenna c'è anche quella di Abdou, il più piccolo naufrago soccorso nella notte fra il 26 e il 27 dicembre dalla Ocean Viking. Sembrava solo un fagotto di stracci quando dal canotto su cui viaggiava con la mamma e il fratellino è stato trasferito sul rhib, il gommone veloce di salvataggio. E mentre gli altri naufraghi, uno alla volta, lo seguivano, la sua culla è stata per un po' un mucchio di giubbotti di salvataggio. Accanto a lui, un altro neonato di soli tre mesi, un bimbo di un anno, un'altra decina che non superano i cinque. 

Una storia che ha colpito Costantini che a Sos Mediterranée è di casa e già in passato ha sostenuto l'associazione mettendo a disposizione i propri talenti. Quando alla Ocean Viking è stato assegnato il porto della sua Ravenna, si era proposto di accoglierla con un murales, ma la cosa era tecnicamente impossibile. Alla fine si è decino per una mostra navigante, volutamente provvisoria, temporanea, destinata a cambiare nel tempo insieme alla Ocean Viking, che come tutte le navi è in perenne mutamento, e a chi ci viaggia sopra, equipaggio o naufraghi che siano. "È una mostra strana, senza un museo, una sede fissa, un vero e proprio spazio espositivo. Per me è un modo di stare con loro. Non sono così coraggioso da stare su una nave in mezzo al Mediterraneo, ma potrò esserci con i miei disegni".

Negli shelter le stampe delle tavole di Costantini stanno accanto ai disegni che donne e uomini dell'equipaggio hanno lasciato nel tempo - balene e orizzonti, che sanno di libertà - alle scritte che hanno tracciato i naufraghi, ai pannelli informativi sulle pratiche di ricongiungimento familiare, su diritti che forse non immaginano neanche di avere, reduci come sono da un'esistenza in cui l'unica legge è la paura. Forse quelle stampe non sopravviveranno a lungo, forse prenderanno altre strade perché qualcuno deciderà di prenderle con sé o si arricchiranno di nuovi tratti che occupano progressivamente gli spazi bianchi. "Ma forse - spiega Porro - proprio in questa provvisorietà sta il senso di tutto questo".