La staccionatina che delinea il perimetro del campo ostacoli di Piazza di Siena non contiene al suo interno solo un concorso ippico. No. Lì dentro in realtà c’è soprattutto la storia dello sport equestre italiano. Probabilmente è difficile riuscire a far comprendere tutto questo a qualcuno che non sia ‘dentro’ il mondo dei cavalli: allora si potrebbe dire che Piazza di Siena è come un teatro sul cui palcoscenico si sono esibiti i più grandi musicisti, i più grandi cantanti, i più grandi attori della storia di ieri, di oggi e di domani. Storia… Parlare di storia potrebbe dare una sensazione un po’ polverosa, in effetti: diciamo quindi che sul terreno di Piazza di Siena sono stati protagonisti i migliori, da sempre: in una successione continua e ininterrotta, una successione che non ha perduto la sua essenza profonda nemmeno dopo i sei anni di sospensione del concorso a causa della seconda guerra mondiale… E fin dal principio.
Già, il principio: 8-14 maggio 1922, ecco la data della prima edizione del concorso ippico internazionale ufficiale (allora la classificazione ‘ufficiale’ in effetti non esisteva) di Roma. Nonostante la numerazione adottata convenzionalmente stabilisca che la prima edizione sia in realtà quella del 1926: ma è un… errore. Piazza di Siena ha ospitato il concorso internazionale la prima volta nel 1922, la seconda nel 1923. Quindi è evidente il valore del significato simbolico che acquista il concorso di quest’anno, il 2022. Cento anni… ! Non cento edizioni, perché oltre a quelle cancellate dal 1941 al 1946 abbiamo perduto anche quella del 1960 (a Roma le Olimpiadi), del 1998 (a Roma i World Equestrian Games) e del 2020 (Covid): i cento anni sono quelli trascorsi dal giorno in cui un cavallo ha messo per la prima volta gli zoccoli sul prato di Piazza di Siena per affrontare una competizione internazionale. Un secolo. Nemmeno il concorso ‘fratello’ di Aquisgrana (Germania) – oggi lo Csio più importante del mondo – può vantare una simile tradizione, visto che la sua prima Coppa delle Nazioni è datata 1929.
Il 1929 è un anno importante anche per Roma, però. Dopo le edizioni del 1922 e del 1923, Piazza di Siena viene negata dall’amministrazione comunale agli organizzatori del concorso… L’evento nel 1924 diventa nazionale e disputato sui terreni dell’ippodromo di Villa Glori (oggi non più esistente), nel 1925 non viene organizzato affatto, nel 1926 e 1927 torna a essere internazionale sempre nell’ippodromo di Villa Glori, nel 1928 trasloca nel vicino ippodromo dei Parioli (a sua volta non più esistente). E finalmente nel 1929 ritorna in Piazza di Siena: da dove non si sposterà più…
Nel corso di questa lunga e affascinante storia di vita e di sport ci sono due date piuttosto recenti che caratterizzano altrettanti momenti particolarmente significativi sotto il profilo organizzativo e… strutturale della manifestazione. Protagonista ne è il terreno, elemento determinante per la riuscita di un concorso ippico più di qualunque altra componente. Il primo ‘momento’ è il 29 maggio 2005: durante il Gran Premio Roma si scatena un inferno di acqua e di vento, una tempesta devastante. A concorso terminato la Fei (la federazione internazionale) fa sapere agli organizzatori e alla Fise (la federazione nazionale) che se nel 2006 il terreno di gara non avesse previsto la superficie in sabbia molto probabilmente Roma avrebbe perso l’assegnazione della tappa Samsung di Coppa delle Nazioni (allora il marchio coreano era lo sponsor del circuito mondiale delle gare a squadre degli Csio, i concorsi ippici internazionali ufficiali che vengono organizzati nel numero di uno all’anno per ciascuna nazione).
Roma è città dell’arte e simbolo della storia, Villa Borghese è uno dei parchi urbani più grandi di Europa e ospita dal 1926 lo CSIO capitolino, facendogli meritare la definizione di concorso ippico più bello del mondo. Piazza di Siena prosegue il suo cammino nella storia e la sua 89ª edizione, apre le porte alla modernità assoluta, incontrandosi con l’innovazione tecnologica digitale che si sta diffondendo ed evolvendo nel mondo. Primo evento in assoluto nel mondo dello sport equestre, il Metaverso di Piazza di Siena scende in campo accanto alla tradizione, alla natura, alla storia. Nato da un’idea di Scuderia 1918, fondatrice e promotrice del primo Metaverso equestre al mondo, generato sulla piattaforma The Nemesis, il Metaverso di Piazza di Siena ha l’intento di fare conoscere lo straordinario evento al mondo intero attraverso la realtà virtuale condivisa, a chi non lo conosce se non per sentito dire, a chi ne ha sentito parlare, a chi vuole saperne di più, a chi da esperto vuole vivere un’esperienza nuova e sentirsi protagonista di una avventura mai vissuta prima.
Così accade: nel 2006 Piazza di Siena si presenta in sabbia. Un vero e proprio insulto alla bellezza, e nello stesso tempo un compiacente adeguarsi a una realtà diffusa ovunque che in quel momento esaltava la sabbia come elemento di modernità e di progresso. L’erba? Retaggio di un passato ‘vecchio’, di un’equitazione antica ed estranea all’evoluzione tecnologica della materia e delle risorse. Dodici anni di questa specie di… spiaggia sabbiosa bianca, ora polverosa ora fangosa. Poi nel 2017, o meglio dopo l’edizione del concorso di quell’anno, ecco l’idea apparentemente pazza. La Fise e il Coni (quest’ultimo divenuto fondamentale protagonista dell’organizzazione del concorso) avviano un formidabile programma di riqualificazione strutturale e ambientale su Piazza di Siena dopo averne ottenuto l’affido dal comune di Roma. È un rivoluzionario ritorno al passato proiettandolo verso il futuro… ! Il terreno ritorna in erba, le siepi e gli alberi vengono sottoposti a cure e trattamenti all’avanguardia, le opere murarie restaurate e riportate all’antica e splendente bellezza. Ma non solo: viene completamente ripensato l’arredo dell’intera area durante il concorso. Scompaiono così le imponenti tribune metalliche di un tempo, come pure quella infinita teoria di gazebo bianchi che abbracciando l’intero perimetro trasformavano l’arena in un anonimo campo di gara simile in tutto a decine e decine di altri che della storia e della tradizione e del fascino di Piazza di Siena non ne possiedono nemmeno un decimo.
L’idea è stata questa: apriamo lo spazio, facciamo vedere tutta Piazza di Siena, allarghiamo la bellezza senza costringerla dentro un catino chiuso… Sì, perché la bellezza di Piazza di Siena non è solo forma: è soprattutto sostanza. È la storia del luogo, quindi la sua vita, la sua essenza. Dunque strutture basse, non invasive, essenziali: e materiali naturali sia nella loro costituzione sia nella loro estetica come il legno color legno, i tendaggi e le coperture color crema, un insieme perfettamente coerente e pertinente con la natura degli alberi, dell’erba, del cielo, dell’aria… Piazza di Siena si è presentata nel 2018 agli occhi del pubblico in tutto il suo splendore: uno spettacolo emozionante. Ma se tutto questo costituisce il teatro, beh… la rappresentazione è lo sport. Per il salto ostacoli italiano e per i cavalieri azzurri quello di Piazza di Siena non è un concorso come gli altri. Se si vince in Piazza di Siena si può perdere altrove senza soffrire troppo; ma se si perde in Piazza di Siena poche sono le vittorie che possono attutirne gli effetti. È così da sempre e per sempre sarà così. Piazza di Siena è stata la casa dei trionfi azzurri durante gli anni precedenti la seconda guerra mondiale; poi ha ripreso a esserlo subito dopo il conflitto – dunque a partire dal 1947 – grazie anche all’esplosione di un fenomeno che a lungo non ha avuto eguali al mondo e che risponde al nome di tre fuoriclasse letteralmente straordinari: Piero d’Inzeo, Raimondo d’Inzeo, Graziano Mancinelli. Loro tre sono stati l’asse portante della squadra italiana per i decenni Cinquanta (qui solo i due fratelli d’Inzeo), Sessanta e Settanta, insieme ad altri magnifici campioni che via via nel corso del tempo li hanno affiancati.
Finita l’epoca agonistica di questi assi portentosi è finita anche l’epoca dei trionfi (non solo in Piazza di Siena, ovviamente) ed è iniziato il periodo più buio del salto ostacoli azzurro lungo gli anni Ottanta e Novanta. L’esito agonistico della Coppa delle Nazioni in Piazza di Siena ha sempre rappresentato lo stato dell’arte del nostro salto ostacoli: dopo l’ultima vinta con il portentoso quartetto formato dai due fratelli d’Inzeo, Graziano Mancinelli e Vittorio Orlandi nel 1977 è iniziata una ‘carestia’ agghiacciante: un successo episodico nel 1985 e poi più nulla fino ai trionfi del 2017 e 2018, una doppia vittoria consecutiva (come non accadeva dal 1976-1977) con nomi del calibro di Alberto Zorzi, Lorenzo de Luca, Piergiorgio Bucci, Bruno Chimirri, Luca Marziani, Giulia Martinengo Marquet ed Emanuele Gaudiano. Cosa succederà in occasione dello Csio di Roma che inizia in Piazza di Siena giovedì 26 maggio? Con la Coppa delle Nazioni in programma venerdì e il Rolex Gran Premio Roma domenica? Ovviamente non si può fare alcun tipo di pronostico. La concorrenza è temibilissima grazie alla presenza delle squadre più forti del mondo; nel contempo l’Italia vive in questo 2022 una stagione di ricostruzione e di ripartenza dopo la fine di un’epoca contrassegnata dalle magnifiche imprese di cavalli che non sono più nella disponibilità dei cavalieri italiani, o perché venduti o perché ritirati dallo sport. Ma l’entusiasmo e la voglia spesso si rivelano armi decisive: e ai nostri azzurri non mancano né l’uno né l’altra. Il commissario tecnico Marco Porro (a proposito: per lui sarà l’esordio a Piazza di Siena nel ruolo di c.t. della prima squadra) ha convocato per la Coppa delle Nazioni come di consueto cinque binomi: Francesca Ciriesi su Cape Coral, Luca Marziani su Lightning, Antonio Garofalo su Conquestador, Lorenzo de Luca su F One Usa e Filippo Bologni su Quilazio. Il giorno che precede la gara – quindi giovedì – Porro deciderà chi sarà la riserva. E poi il campo dirà… Ma a prescindere dall’incertezza circa l’esito agonistico delle gare che compongono il programma del concorso, una cosa è assolutamente certa, sicura, assodata: Piazza di Siena ancora una volta offrirà al pubblico uno spettacolo indimenticabile. Quindi bisogna esserci: non c’è alternativa!