LONDRA – “Yeeees!” Non glielo sentii dire con le mie orecchie, ma era facile leggere il labiale: la regina gridava, con le braccia alzate e un sorriso che le attraversava tutto il volto, felice, diciamo pure estasiata, come raramente mi è accaduto di vederla. Eravamo all’ippodromo di Ascot. Un suo cavallo aveva appena vinto la corsa. Ed Elisabetta II non riusciva a contenere la gioia. Indifferente al fatto che gli altri spettatori potessero vederla, sia pure per un attimo, in una posa da tifoso allo stadio dopo che la squadra del cuore ha segnato un gol.
La scena a cui ho assistito cinque anni fa durante Royal Ascot, la settimana di corse di galoppo che insieme al Chelsea Flower Show e al torneo di tennis di Wimbledon scandisce la “season”, ovvero l’estate inglese, aiuta a capire la sovrana scomparsa l’8 settembre più di ogni editoriale e necrologio. O almeno a capire di lei una cosa: niente le piaceva come i cavalli. Quelli da corsa, di cui è stata una provetta allevatrice, con una scuderia che ha vinto innumerevoli trofei con i suoi colori. E quelli da cavalcare, una passione che coltivava fin da bambina e che ha proseguito fino al 2021: aveva 95 anni l’ultima volta che è stata fotografata in groppa a un cavallo nel parco del castello di Windsor.
Aveva imparato ad andare a cavallo da piccola, per coincidenza proprio nei vasti spazi del castello di Balmoral, in Scozia, dove è morta questa settimana. Ha sempre continuato ad andarci: era il suo sport preferito, forse l’unico che praticasse regolarmente. Per il Giubileo, la festa che ogni dieci anni ha celebrato il suo lungo regno, usava sfilare a cavallo davanti al reggimento della Cavalleria Reale e alle truppe nel piazzale davanti a Buckingham Palace fra due ali di folla: un rito a cui ha rinunciato soltanto in età avanzata. Al Giubileo di Platino dello scorso giugno, quello per i suoi settant’anni sul trono, al suo posto è sfilato a cavallo il principe Carlo: ma non sembrava particolarmente a suo agio in sella, sebbene sia stato in gioventù un discreto giocatore di polo, disciplina in cui eccellono i suoi figli, William e Harry, entrambi ottimi cavallerizzi.
I cavalli insomma fanno parte della vita della famiglia reale: non per nulla la principessa Anna, secondogenita della regina, è stata una campionessa di equitazione, partecipando perfino a un paio di Olimpiadi. Elisabetta è stata amica dei più famosi fantini di galoppo inglesi, come Lester Piggot e Frankie Dettori. Quest’ultimo nel 2005 era tra gli invitati al banchetto a Buckingham Palace, in occasione della visita del presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi, e finì seduto a tavola a un paio di posti dall’allora corrispondente di “Repubblica” – l’autore di queste righe.
Elisabetta sapeva montare sia all’amazzone, lo stile un tempo in voga tra le donne, in cui si tengono entrambe le gambe dalla stessa parte, sia nella montatura comune in cui l’abbiamo vista negli ultimi anni, una gamba di qua e una gamba di là. Si trovava a suo agio a parlare con stallieri, fantini, allevatori: il momento saliente di un suo viaggio negli Stati Uniti fu la visita a scuderie che praticavano nuovi sistemi per la riproduzione di campioni equini. Era quello il suo ambiente preferito perché, per il modo in cui è cresciuta, ha avuto sempre l’animo della gentildonna di campagna.
Certo, sapeva parlare benissimo anche con presidenti, primi ministri e ambasciatori, ma stava veramente bene fra la gente legata agli animali e alla natura. Una foto passata alla storia la ritrae durante una passeggiata a cavallo nel parco di Windsor insieme al presidente americano Ronald Reagan, anche lui grande cavallerizzo (aveva imparato girando film western, quando faceva l’attore a Hollywood, prima di darsi alla politica): consiglieri e guardie del corpo erano preoccupatissimi, perché i due leader rimasero soli e si temeva un incidente, un cavallo che si imbizzarrisce, una rovinosa caduta, che avrebbe rovinato la visita del capo della Casa Bianca. Invece fu così che tra Elisabetta e Reagan nacque un’amicizia come non ebbe forse per nessun altro presidente americano.