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Quando cuore e tecnica si uniscono per aiutare i cavalli sportivi

Il campione Luca Moneta (foto di Serena Nobile)

 
Seconda edizione di “Compartiamo Masterclass”, l’evento ideato dal cavaliere Luca Moneta. Professionisti dell’horsemanship, dell’equitazione classica e del salto ostacoli hanno lavorato assieme per 4 giorni per risolvere le problematiche di alcuni cavalli
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“Quando un cavallo manifesta un problema, ci sono due possibilità: reprimere il comportamento indesiderato oppure provare a capirne l’origine per trovare una soluzione. Spesso si sceglie la prima strada non per cattiva volontà, ma per mancanza di conoscenza”. Luca Moneta, cavaliere tra i più noti del salto ostacoli internazionale, ha ideato Compartiamo Masterclass proprio per dare a professionisti e appassionati di equitazione un luogo e un momento in cui ritrovarsi e condividere competenze ed esperienze. Visto il successo della prima edizione, quest’anno ha deciso di alzare la posta, spingendo il confronto sui binari della collaborazione attiva. Nei giorni scorsi, presso la scuderia bresciana Borgo La Caccia, 12 trainer provenienti dal mondo dell’horsemanship, dell’equitazione classica e del salto ostacoli (coadiuvati da altri esperti a bordo campo) hanno unito le forze per aiutare alcuni giovani cavalli che hanno sviluppato difese nei confronti delle richieste dell’uomo.

I partecipanti a Compartiamo Masterclass. Tra di loro i 12 trainer: Renato Riccardi, Nora Kuznik, Franco Giani, Giulia Gaibazzi, Luca Moneta, Paolo Adamo Zuvadelli, Orlando Izzo, Francesco Melpignano, Massimo Grossato, Markus Scaramuzza, Roberto De Vivo, Gigi Pini (foto Serena Nobile)

 

Quattro team, quattro cavalli, quattro giorni. Poteva sembrare una competizione e invece è stato un lavoro di squadra che per funzionare ha dovuto superare momenti di discussione e disaccordo. “E’ normale provare un senso di destabilizzazione – spiega Moneta – A parole siamo sempre pronti a metterci in discussione e sperimentare, ma al dunque cerchiamo di non farlo troppo”.
La premessa condivisa da tutti è la ricerca del benessere del cavallo, fisico, mentale ed emozionale, così da migliorare anche la performance sportiva: se il tuo compagno di gara si sente bene, è sereno e collaborativo, le cose funzionano meglio. Questa è la chiave che ha portato a Compartiamo cavalieri abituati a vestire i colori dell’Italia nelle arene più prestigiose, che si tratti del reining come Giovanni Masi (fresco di medaglia d’argento a squadre ai Campionati del Mondo di Givrins in Svizzera) o del salto ostacoli come Paolo Adamo Zuvadelli e Massimo Grossato.

L'horseman Gigi Pini (foto Serena Nobile)

 

“Abbiamo cavalli sempre più sensibili e insanguati, riuscire a capirli e interpretarli nel modo corretto sarà sempre più importante. Non c’è spazio per logiche di sottomissione, il futuro è questo e chi lo capisce andrà avanti”, ragiona Grossato.
L’educazione di chi a sua volta sarà chiamato ad educare è un anello fondamentale nella catena del cambiamento, lo sa bene Orlando Izzo, docente nei corsi di formazione organizzati dalla Fise, la Federazione italiana sport equestri. C’è anche la sua penna sui testi su cui si preparano i futuri Istruttori di salto ostacoli: “Lo studio dell’etologia e dell’horsemanship può semplificarci la vita, perché i cavalli sono più disponibili e apprendono più facilmente. La Federazione lo ha capito e ha già introdotto queste materie nelle unità didattiche, ma penso si debba fare di più”.

Massimo Grossato (foto Serena Nobile)

 

Il problema è che per addestrare un cavallo nel rispetto dell’anatomia e della biomeccanica e del modo in cui pensa e comunica non bisogna avere fretta. Su questa consapevolezza in alcuni momenti ha rischiato di incagliarsi il dialogo tra chi ritiene prioritario aspettare i tempi del cavallo e chi fa i conti anche con i tempi dettati dall’equitazione sportiva e dal circuito delle competizioni.
Renato Riccardi vive a 1.500 metri di quota, doma cavalli e organizza trekking in ambiente alpino. Sulle montagne intorno a Bardonecchia ha portato gli insegnamenti degli Indiani d’America, con cui ha vissuto nelle riserve del South Dakota: “Entrare in contatto con questi animali è come varcare la porta di un tempio. Dobbiamo metterci in ascolto, lasciare che si raccontino, stare con loro nella lentezza. Ci meravigliamo che i cavalli di oggi abbiano paura di tutto, succede perché li abbiamo privati di tutto. I cavalli muovono l’aria, ma noi li chiudiamo nel box dove non riescono nemmeno a sentire il vento”.
Tornare indietro alle cose semplici, come la pressione di una mano o di un pezzo di corda, visto che i cavalli sentono il peso di una mosca sulla pelle. Ma anche educare la mano e la gamba del cavaliere, invece di prendere scorciatoie: “Quando si studiano l’anatomia e la biomeccanica non esistono margini di ambiguità: se il naso è dietro la verticale, il cavallo non può usare bene il suo corpo”, sottolinea Markus Scaramuzza, Istruttore della Scuola della Leggerezza fondata da Philippe Karl. Mettere le redini ausiliarie non insegnerà al cavaliere l’uso corretto della mano e il cavallo continuerà ad avere problemi con l’imboccatura.
L’anima e la tecnica a Compartiamo hanno trovato il modo di camminare assieme perché alla fine sulle divergenze hanno vinto le affinità tra le persone, che si sono messe in ascolto dei cavalli sperimentando, tornando allieve, aprendosi al dubbio. E i cavalli, seppure in un lasso di tempo molto breve, hanno risposto positivamente, riprendendo fiducia, cominciando a rilassarsi e a usare il corpo in maniera più corretta.
Il cambiamento spaventa, è percepito come pericoloso, riflette Elena Giulia Montorsi, psicologa specializzata nel sostegno agli atleti: “Ma se parliamo di evoluzione, è una dimensione che fa parte di noi, è nella natura delle cose, è il tratto distintivo di una mentalità vincente. Certo l’evoluzione ha i suoi tempi, ma la pianta che cresce velocemente non è detto sia quella coi frutti migliori…”.

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