L’impresa sportiva di Alan Le Gall, delle sue ragazze e dei suoi ragazzi, è di quelle destinate a fare la storia. Come se la Mongolia vincesse i campionati del mondo di calcio al Maracanà di Rio o a al Santiago Bernabeu di Madrid. Le Gall ha invece ha condotto la nazionale francese di tiro con l’arco a cavallo al trionfo nei campionati del mondo che sono disputati appunto in Mongolia, tempio di questa antica disciplina, poche settimane fa.
Nelle steppe appena fuori la capitale Ulan Bator, amazzoni e cavalieri transalpini hanno dominato sugli eredi di Gengis Khan e su tutte le altre squadre iscritte al torneo iridato. A La Repubblica dei cavalli, Le Gall racconta come è riuscito nell’impresa.
“È stato un lungo viaggio, che abbiamo iniziato a preparare dal gennaio del 2022. Abbiamo selezionato la squadra più adatta e poi condotto una preparazione specifica. Ci sono state competizioni di avvicinamento, come quella a Turkiye nel giugno 2022. E un allenamento particolare dei nostri atleti. Per esempio, la preparazione fisica con Manon Mouthino, campionessa del mondo di volteggio”.
Le Gall, in queste gare si utilizzano cavalli “locali”, in genere un vantaggio per i padroni di casa. Come avete annullato questo handicap?
“Siamo arrivati in Mongolia una settimana prima delle gare, ho selezionato i cavalli in anticipo, ho prenotato un posto nelle yurte e spazi per l'allenamento sui cavalli per quattro giorni prima della competizione. Sapendo che le cavalcature mongole sono più piccole e veloci delle nostre, l’ho trasformata in una opportunità: ho deciso che avremmo tirato meno frecce, puntando di più sulla precisione, e ho messo in squadra atleti con altezza inferiore al metro e ottanta”.
E prima di partire per la Mongolia?
“Per simulare il comportamento dei cavalli mongoli ho selezionato dei pony in un club vicino casa mia, a Sabots du Mas Massou. I nostri atleti li hanno montati durante il campo di addestramento in Francia. Ci siamo allenati puntando a percorrere la pista da 90 metri in 8-9 secondi, invece che dei 14-17 secondi che impieghiamo con i nostri cavalli”.
Qual è l'età media della squadra francese?
“Sono tutti molto giovani, di età compresa tra i 15 ed i 21 anni"
Era il team più giovane tra quelle che hanno gareggiato ai mondiali?
“Sì, ed è il risultato della politica che abbiamo condotto in Francia con la Federazione equestre dal 2017”.
Quanto è diffuso questo sport equestre in Francia?
“Partecipano alle competizioni circa 1500 persone, dai principianti a coloro che partecipano a gare internazionali. E sul territorio nazionale esistono circa 100 club”.
La vostra vittoria può aiutare a diffondere il tiro con l'arco a cavallo in Francia e in Europa?
“Sì, sento che ci sono sempre più media interessati alla nostra disciplina equestre. E c’è un buon sostegno da parte della nostra Federazione per farlo crescere”.
Perché fa bene praticare il tiro con l'arco a cavallo? Quali sono i vantaggi e il piacere di questo sport?
“È uno sport combinato quindi è due volte più divertente. C’è il piacere del tiro con l’arco: concentrarsi sul bersaglio e mettersi alla prova per colpirlo. E poi c’è la comunicazione con i cavalli: una sensazione incredibile che riporta al mito del centauro”.
E dopo il mondiale? Cosa vuoi vincere adesso?
“Siamo felici di aver raggiunto questo traguardo, ma sappiamo che ora inizia la sfida più difficile: restare al vertice. Quindi continueremo a lavorare e ad allenarci duramente. Molti paesi stanno lavorando molto per crescere, come l'Italia, la Finlandia, la Svizzera, il Kazakistan, la Mongolia, la Malesia, l’Indonesia. E anche l'Ungheria può essere una sorpresa. Quindi già da ora stiamo preparando il prossimo campionato europeo che si terrà nel luglio del 2024”.