✕

Farnesina, dove nascono le leggende

Olimpiadi di Roma 1960, cerimonia di premiazione della prova individuale in Piazza di Siena il 7 settembre. Raimondo D'Inzeo vince la medaglia d'oro davanti al fratello Piero, con il britannico David Broome medaglia di bronzo 
Umberto Martuscelli, giornalista e scrittore, ripercorre le straordinarie vicende della Società Ippica Romana, la mitica scuderia dove nacquero campioni come i fratelli D’Inzeo, Mancinelli e Argenton
3 minuti di lettura

Questa è una storia che piacerebbe moltissimo a uno sceneggiatore di Netflix, tanto è intrisa di personalità esuberanti, gesta “eroiche”, grandi nobiltà e piccole miserie; di ascese inarrestabili e poi di lente, apparentemente inesorabili, cadute. E, infine, di rinascite.

Spoiler: è una storia a lieto fine.

Inizia nel 1926 in un’Italia diversa dalla nostra ma forse poi non così tanto. Attraversa il fascismo, la seconda guerra mondiale, la nascita della Repubblica, gli anni della ricostruzione e del boom economico, delle grandi lotte sociali e del terrore e arriva al nuovo millennio. E’ la storia di un luogo unico, la Farnesina, e di uomini, donne e cavalli che hanno scritto pagine memorabili del grande libro dell’equitazione mondiale. Tutti, in qualche modo, "figli" della Sir: la Società ippica romana.

Umberto Maruscelli, “Dove nascono le leggende” - Storia della Società ippica romana. Rubbettino editore 34 euro 

La racconta magistralmente il giornalista e scrittore Umberto Martuscelli nel suo ultimo libro: “Dove nascono le leggende - Storia della Società ippica romana“ (Rubbettino editore). Un libro in cui si muovono personaggi indimenticabili: i tre D’Inzeo, Piero e Raimondo, ma prima di tutti il padre dei due campioni, Carlo Costanzo. E poi il gigante, Graziano Mancinelli. E Giuseppe Chiantia, Alessandro Argenton, Giulia Serventi, solo per citarne alcuni. E, ovviamente, i loro cavalli.

Umberto Martuscelli affronta la storia di un luogo e di un gruppo di persone con la consapevolezza di trattare una materia che trascende gli stessi protagonisti. Lo fa con una precisione del dettaglio e del dato storico e sportivo e con una passione per il racconto e per l’aneddoto illuminante che fanno subito pensare ad Alessandro Barbero.

Ne viene fuori un libro che non dovrebbe mancare nella collezione di ogni appassionato di equitazione - tante sono le informazioni “tecniche” che contiene - ma anche di ogni amante di grandi epopee, tali sono i personaggi e le vicende che racchiude.

Un solo esempio, tra i tanti del libro: la “storyline” della nascita di quella stella che va sotto il nome di Graziano Mancinelli. Qui Martuscelli concilia la precisione della ricerca storiografica con la poesia di una vicenda umana fatta di passione e voglia di riscatto. Viaggiano insieme i numeri delle statistiche sportive e l’entusiasmante lotta per emergere di un ragazzino nato povero di denaro ma immensamente ricco di talento. Vengono celebrate le intuizioni equestri e l’umanità del suo allenatore e mentore, Giuseppe Chiantia, che sa vedere oltre il garzone di scuderia e ne plasma le potenzialità fino a farne uno dei più grandi campioni di tutti i tempi.

Olimpiadi di Monaco 1972. Da sinistra: Alessandro Argenton, medaglia d'argento individuale in completo, e Graziano Mancinelli, medaglia d'oro individuale in salto ostacoli 

Ma se fosse una storia solo a colori non sarebbe poi così interessante. “A vincere sempre sono bravi tutti” dice il saggio. E così quella della Farnesina e della Sir è anche una vicenda molto umana di ascese e cadute, di lotta per sopravvivere alla dura legge dell’economia: perché le medaglie non fermano la ruggine e le vittorie non fanno restare in piedi i muri e i tetti dei maneggi.

Mentre grandissimi cavalieri e amazzoni nascono e arrivano a maturità sportiva calpestando i suoi campi, la Farnesina conosce nel tempo una progressiva decadenza che si manifesta nell’usura delle attrezzature, nel disfacimento delle “cose” e, in qualche caso, delle relazioni tra le persone. Una decadenza plasticamente simboleggiata dal crollo del tetto del maneggio coperto, giovedì 11 giugno 1981, appena qualche istante dopo che 14 giovani allevi e i loro cavalli hanno abbandonato il campo grazie all’intuizione dell’allenatore Attilio Firinu.

La nuova scuderia della Societá Ippica Romana - Sir La Farnesina (@sirlafarnesina) • Foto e video di Instagram 

Ma se fosse una storia di sola decadenza non sarebbe così interessante. Perché, dice sempre il saggio: “A perdere sempre sono bravi tutti”. Ed ecco che la storia ricomincia: vengono piantati i semi della rinascita e arriva un lieto fine che è un nuovo inizio quando una dirigenza illuminata, guidata da Pierluca Impronta, capisce che per sopravvivere bisogna amputare e che per rinascere bisogna costruire sulle fondamenta del passato ma senza affondare nelle sabbie mobili del “tempo che fu”.

Dopo anni di progetti e impegno, a dicembre del 2023 viene inaugurata la “nuova” Farnesina: nuovi impianti, strutture all’avanguardia ma la stessa magia di Roma e la quello spirito della storia che non sta nelle mura e nelle cose ma nell’eredità e nei ricordi.

Luca Marziani sul salto (@lucamarziani) • Foto e video di Instagram 

Nessuno può sapere con certezza cosa porteranno gli anni a venire. Quello che è certo che oggi, nel solco di una tradizione gloriosa, i cavalieri e le amazzoni della Sir continuano a dire la loro su tutti i campi di gara guidati da un nome di assoluto prestigio come quello di Luca Marziani. Perché le leggende si costruiscono ogni giorno, salto dopo salto, allenamento dopo allenamento, concorso dopo concorso.

Si costruiscono ogni giorno e ci sarà sempre qualcuno, come Martuscelli, che saprà come raccontarle.

(Umberto Martuscelli, “Dove nascono le leggende” - Storia della Società ippica romana Rubbettino editore 34 euro)

Leggi i commenti