Narra la leggenda che Giotto, richiesto dal papa Bonifacio VIII di dare prova della sua perizia pittorica, si fece portare una tela e disegnò un cerchio perfetto a mano libera. Tanto bastò al Papa per comprendere la genialità dell’artista. È la lezione dei grandi, fare bene le cose semplici prima di passare ai capolavori. La stessa lezione applicata da un maestro del salto ostacoli come Rodrigo Pessoa, ospite a Roma della Sir-La Farnesina per un corso di alto livello riservato a pochi fortunati cavalieri e amazzoni.
«L’equitazione – esordisce Pessoa davanti a una decina di binomi e una folla di appassionati a bordo campo – è già abbastanza complicata di per sé, perché è l’unico sport dove abbiamo a che fare con un essere vivente diverso da noi, quindi il nostro sforzo sarà di mantenerla il più semplice possibile». Facile a dirsi, meno a metterlo in pratica come hanno provato a loro spese gli “allievi” e le “allieve” (cavalieri e amazzoni già esperti, inutile dirlo). Sempre calmo, il grande campione non ha lesinato scudisciate verbali a tutti: «Metti più gambe, il tuo cavallo sembra una salsiccia», «sei troppo rigido, respira, se tu che sbagli non il cavallo», «se non riesci a contare le falcate giuste sopra due barriere, come farai a contarle tra due ostacoli veri?», «non stai impegnando il cavallo, vuoi fare salto ostacoli o una passeggiata in campagna?».
Ma oltre alle tirate d’orecchi, anche tante correzioni strategiche per progredire ai più alti livelli agonistici: «La cosa più importante è immaginare sempre il cavallo all’interno di una cornice; la testa deve tendere all’indietro verso il cavaliere, mentre la groppa deve spingere in avanti in direzione opposta. E voi dovete stare al centro del quadro». Le ore di «fine tuning» passano in fretta, il colpo d’occhio magnifico del circolo la Farnesina – un patrimonio storico che va dai fratelli D’Inzeo a Graziano Mancinelli e tanti altri – del resto aiuta a sentirsi parte di qualcosa di importante. In campo, a seguire le evoluzioni dei suoi allievi, anche Luca Marziani, responsabile della squadra aginistica della Sir , convocato anche quest’anno a piazza di Siena.
In platea, ad ascoltare la lezione del “professor” Pessoa, c’è invece il presidente della Federazione italiana sport equestri, Marco Di Paola. Che ricorda come la vittoria di Pessoa ai mondiali a Roma nel 1998, «in uno stadio Flaminio poi purtroppo abbandonato, avvenne su Lianos, un cavallo di proprietà italiana; era infatti di Vittorio Orlandi, un altro dei nomi dell’albo d’oro dell’equitazione tricolore».
Un legame con l’Italia rivendicato dallo stesso Pessoa, che oggi vive a un’ora d’auto da Manhattan, dopo anni passati in Belgio. «Con l’Italia la mia famiglia ha una storia molto importante – conferma il campione – che parte con mio padre Nelson. Quando venne qui dal Brasile nel 1960 i suoi primi amici furono proprio Piero e Raimondo D’Inzeo. Ogni volta per me è un po’ come tornare a casa, del resto questa città mi ha sempre portato fortuna, sia con l’oro al mondiale, sia in coppa delle Nazioni a piazza di Siena nel 1990». Rodrigo accenna al padre e, nel caso dei Pessoa, parlare di dinastia reale non è eccessivo. Nelson e Rodrigo, sono stati infatti entrambi in cima al mondo per decenni. Nella storia dell'equitazione, ad esempio, non è mai accaduto che un padre e un figlio si trovassero insieme in squadra in un campionato internazionale. Pessoa senior e junior ci riuscirono invece in ben tre mondiali (Stoccolma 1990, L'Aia 1994, Roma 1998) e un'Olimpiade (Barcellona 1992).
L’impressionante palmares di Rodrigo – che anche quest’anno cercherà la vittoria a piazza di Siena – è sottolineato da Pierluca Impronta, il presidente del circolo. «Tra i più importanti risultati, oltre al mondiale di Roma, c’è anche la medaglia d'oro alle olimpiadi di Atene, nel salto ostacoli individuale e due medaglie di bronzo olimpiche, nel 1996 e nel 2000, entrambe nella gara a squadre. Per noi è un grande onore ospitarlo qui – osserva Impronta – e testimonia la vocazione agonistica e la continuità di una storia importante incarnata dalla Farnesina».
La lezione è quasi finita, dopo due ore cavalli, cavalieri e amazzoni si raggruppano al centro del rettangolo di sabbia. «Ricordate che l’equitazione è come la vita – li congeda Pessoa – ogni giorno è una sfida diversa: spesso si cade e bisogna rialzarsi. Con i cavalli è così. Ma loro ti perdonano sempre e ti fanno ricominciare il giorno successivo».