Elizabeth Taylor amava i cavalli. Dopo le riprese di qualche film, capitava gliene regalassero uno che aveva condiviso il set insieme a lei. Nel 1956 vedremo l’attrice inglese a cavallo anche nel Gigante, un film spettacolare ambientato in Texas con protagonisti allevatori e petrolieri. Si tratta di una pellicola divenuta famosa soprattutto per un motivo: è l’ultimo film con James Dean, che morirà ancora prima del termine della produzione in un incidente a bordo della sua Porsche 550 spider. Spesso però ci si dimentica di un particolare. In quel drammone sentimentale c’è un astro nascente della tv. Il suo nome è Highland Dale e l’anno prima, nel 1955, è diventato il cavallo più famoso del piccolo schermo con il nome di Furia. Dalla prima messa in onda sono passati 70 anni.
A scoprirlo nel 1944 è l’addestratore di animali di Hollywood, Ralph McCutcheon. Uno che si dice sapesse davvero parlare coi cavalli. Highland Dale, di razza American Saddlebred (in italiano “americano da sella”), era in una fattoria del Missouri e aveva 18 mesi. McCutcheon, per insegnargli i movimenti da fare davanti alla telecamera, si serviva di carote come ricompensa. L'istruttore aveva trovato dieci parole chiave associate ad azioni specifiche a seconda della scena da girare. E il cavallo risponde che è una meraviglia. Così il morello (dal pelo nero corvino), in antitesi con i suoi antenati di colore baio, comincia a essere utilizzato in alcune pellicole cinematografiche.
McCutcheon lo ribattezza Beauty, ovvero “bellezza”, e continua a usare il cosiddetto rinforzo positivo per addestrare lo stallone, facendogli memorizzare una serie di gesti e movimenti. Per esempio camminare facendo finta di essere zoppo, nitrire a comando o fare il morto.
Assicurato per 250 mila dollari dagli studios, la grande occasione arriva proprio mentre è sul set del Gigante. La Nbc decide infatti di lanciare un nuovo telefilm dal nome Furia (in Italia Furia cavallo del west), che avesse per protagonista un cavallo. E la scelta non poteva che cadere su Highland Dale. In quella che oggi chiameremmo serie tv, tra i protagonisti c’è Jim Newton, rimasto senza moglie e figlio, che adotta Joey. Proprio il giovane orfano riuscirà a domare Furia, cavallo catturato assieme ad altri cavalli selvaggi. Ogni episodio ha un suo canovaccio preciso dove quasi sempre qualcuno si mette nei guai e ci deve pensare Furia a rimettere le cose in ordine.
Nella televisione italiana arriva nel 1967. Trasmesso sulla Rai, il telefilm ottiene subito un grande successo. Tra le ragioni, con tutta probabilità, c’è anche la sigla (in due versioni) cantata da Mal dei Primitives e diventata un evergreen della canzone italiana.
Intanto Beauty, il cavallo protagonista, viveva con tutti gli agi in un ranch californiano accudito dal suo allevatore McCutcheon a cui in una decina di anni aveva fatto guadagnare mezzo milione di dollari. Tanto è il successo di Furia che anche il celebre Time dedica al morello, negli anni d’oro, un lungo articolo in cui si descriveva la sua vita dentro e fuori dal set. Con note anche scherzose come il ricordo della partecipazione a un party per tutto il cast di Furia in cui aveva sgranocchiato carote e sedano da una ciotola ma senza aver bevuto nemmeno un drink. Morirà a 30 anni esatti nel 1973. Una lunga vita da star.