Per secoli l’equitazione, l’allevamento e la cura dei cavalli sono stati ritenuti una “cosa da uomini”. Montare era considerata un’arte marziale, l’allevamento era appannaggio esclusivo di chi possedeva grandi ricchezze, la doma dei puledri veniva generalmente condotta con la forza, per sottomettere l’animale. Eppure, come notava recentemente lo scrittore-viaggiatore ed editore francese Jean-Louis Gouraud: «siccome le prove più antiche della domesticazione del cavallo, scoperte di recente in Asia Centrale, sono dei vasi di terracotta che presentano al loro interno tracce di latte di giumenta e, nelle tribù nomadi di allevatori, la mungitura è un compito tipicamente femminile, si può forse concludere che il primo “uomo” che abbia addomesticato un cavallo… fosse una donna!».
Oggi che, con la meccanizzazione, il cavallo s’è affrancato dal suo retaggio militare e ha perso il suo ruolo simbolico di rappresentazione del potere, per trasformarsi in compagno nell’attività sportiva e nel tempo libero, le statistiche dicono che le donne rappresentano l’80% dei praticanti l’equitazione. Sembra una rivoluzione, ma forse si tratta solo della naturale evoluzione di un rapporto tra specie diverse, in cui le donne hanno finalmente potuto dimostrare la loro peculiare attitudine. D’altronde, anche se più rare di oggi e meno note, perché oscurate da una cultura patriarcale che le voleva in ombra, donne di cavalli sono sempre esistite.
Proprio allo speciale rapporto che lega l’universo femminile a questi animali Patrizia Carrano ha dedicato il suo ultimo, bellissimo, libro, intitolato appunto Donna di cavalli e edito da More than a Horse (pp. 186, 20 euro). Vent’anni dopo Campo di prova, Carrano torna finalmente a dar voce alla sua passione equestre, con la forza della sua scrittura esatta, potente, capace di evocare con efficacia le sfumature del rapporto che lega non solo le donne, ma l’umanità intera ai cavalli. Un libro che, proprio grazie alle capacità narrative dell’autrice, è una gioia per tutti coloro che apprezzano la buona letteratura, ma è un’autentica festa per gli amanti degli animali e gli appassionati di cavalli. Cinque storie che narrano il mondo equestre al femminile, ma parlando a tutti. A cominciare dal bellissimo racconto iniziale, Le femmine sono più complicate, in cui due gravidanze impreviste, quella della bella giumenta Margot e di Alessandra, la veterinaria che l’ha in cura, si svolgono parallele e, in un valzer degli affetti che coinvolge anche una seconda veterinaria e un’ex-istruttrice di completo, affermano la forza vincente della vita sulle ombre del disincanto e della solitudine.
Nel secondo dei racconti che compongono la raccolta, invece, Carrano condivide con i lettori la sua esperienza equestre, vissuta nel segno dei cavalli sauri, il colore del mantello dei quattro amatissimi esemplari che l’hanno accompagnata nel corso di diversi decenni. È la volta, poi, di Virginia Costabili, personaggio di finzione mirabilmente incastonato nella storia vera di Vandalo, leggendario trottatore della seconda metà dell’Ottocento. Una specie di Varenne vissuto all’epoca in cui lo sport nascente delle corse al trotto era capace di infiammare gli animi dell’Italia intera. Proprio nell’amore per quel magnifico esemplare, nato nelle scuderie paterne, Virginia trova la forza per affermare la propria ribellione alle regole famigliari e ai vincoli della condizione femminile.
Segue un quarto racconto, La luce di Star, che è uno spaccato lucidissimo dell’ambiente ipercompetitivo dei concorsi ippici riservati ai pony, in cui troppo spesso le giovanissime amazzoni e i giovani cavalieri vedono rovinata la loro passione equestre e il lor amore per gli animali dalle attese e dalle pressioni di quelli che, con sottile ironia, l’autrice chiama “ippogenitori”. Ne traccia una descrizione affilata, ma umana, che siamo sicuri farà riflettere e divertire i suoi lettori. Chiude la raccolta, il ritratto letterario, ma storicamente documentatissimo di Rosa Bonheur, grande pittrice di animali, in particolare di cavalli, nata in Francia poco più di duecento anni fa. Donna eccentrica, di raro talento, che «doveva chiedere alla prefettura di Parigi un’autorizzazione, da rinnovare ogni sei mesi, per indossare i pantaloni, indispensabili a muoversi nei mattatoi, dove andava a studiare la morfologia equina» e che, con grande scandalo dei contemporanei, montava a cavallo come un uomo e non seduta di lato, all’amazzone, com’era d’obbligo per le donne all’epoca. La riproduzione nel libro del foglio di permesso che le consentiva questo abbigliamento insolito è una curiosità davvero interessante per i lettori.
«Donna di cavalli: un mondo intero in due parole», scrive la campionessa italiana di completo e amazzone olimpionica Evelina Bertoli, che firma la prefazione. Ha ragione perché donna, o uomo, di cavalli, non significa solo qualcuno che monta a cavallo, ma indica chi dedica la propria intera esistenza alla cura, all’amore, al culto di questi animali. Non uno sport, ma un modo di vita. Una dedizione totalizzante in cui «non si finisce mai d’imparare». Nella letteratura italiana non sono molti i libri dedicati ai cavalli, ancora meno quelli scritti con autentica dignità letteraria da chi li conosce. Non si può che essere grati a Patrizia Carrano di aver voluto con questa nuova raccolta di racconti aggiungere, dopo L’ostacolo dei sogni, Notturno con galoppo e il già citato Campo di prova (tutti riediti da More than a Horse), un nuovo tassello alla costruzione del nostro immaginario equestre.
Sabato 8 Novembre, alle ore 11.30, l’autrice presenterà Donna di cavalli presso lo stand di Cavallo Magazine a Fieracavalli Verona.