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Non chiamateli maturandi, sono già matricole

Studenti che arrivano all’esame di Stato con un posto già pronto per loro all’università: hanno già superato i test di accesso. Le storie di Gaia, Ferdinando, Eleonora, Chiara, Marina, Giulia, Fabrizio mettono in discussione il valore del rito: “I prof non prendono in considerazione che abbiamo bisogno di prepararci al futuro”
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Ha scritto la sua lettera di presentazione, 4mila battute per spiegare perché voleva laurearsi in Yacht Design and Production. L’Università di Southampton l’ha accettata. Gaia Aresu, 18 anni, diplomanda all’Istituto tecnico nautico Artiglio di Lucca, ha già la testa dentro la valigia che la porterà a una vita da fuorisede in Inghilterra. La Maturità? “Sono serena, a questo punto voglio dimostrare solo a me stessa, più che ai prof, che tutti gli sforzi fatti fino a qui non sono stati vani. E l’orale sarà una bellissima chiacchierata”. Gaia come Ferdinando Puglia, liceo Cartesio a Giugliano in Campania: sognava Londra, “ma non sono riuscito, però ho superato il Tolc in Economia, studierò alla Federico II. E affronto la Maturità con più leggerezza, ero in ansia per l’esame, ma ora ho capito che devo solo godermi il viaggio sapendo già quello che farò dopo”.

Maturandi che arrivano all’esame con un posto già pronto per loro all’università. E allora ci si chiede che valore abbia ancora il rito, quel passaggio che per molti ormai non è che una traversata verso approdi che si sono già conquistati mentre sono seduti tra i banchi di scuola. Il voto, poi, “solo una soddisfazione personale”. Cento o non cento, non cambierà il loro futuro. Il mondo accademico gioca sempre più d’anticipo, con buona pace dell’orientamento: i test di accesso ai corsi di laurea partono ad aprile, pure la prova di Medicina da quest’anno è già stata svolta (sarà ripetuta a luglio). Non chiamateli più maturandi, sono matricole tra i banchi. E il loro racconto svela un fenomeno con il quale prima o poi la scuola italiana dovrà fare i conti. 

Racconta Eleonora Ghislandi, bresciana, studentessa al liceo Fermi, indirizzo classico: “Volevo entrare alla Normale di Pisa per studiare Filosofia, ma ho pensato che prepararmi mentre devo anche pensare alla Maturità era troppo pesante e così ad aprile ho fatto il test per entrare alla statale di Pisa e sono passata. Ma è dura perché a maggio abbiamo avuto venti verifiche in classe e tanti miei compagni si sono trovati in difficoltà a superare i test universitari soprattutto quelli nelle materie scientifiche. La scuola non ti prepara ad affrontarli, i prof non prendono in considerazione che tu stai preparando il tuo futuro e hai bisogno di mettere lì la testa, per la scuola devi rendere e basta. La Maturità per me sarà un dialogo, un confronto sulle cose che so. Le mie competenze? Le valuteranno le persone che incontrerò nella vita”.

Determinati, non necessariamente primi della classe. Marina Grieco, di Irsina, in provincia di Matera, è all’ultimo anno dell’Iis Carlo Levi, indirizzo scientifico: “La Maturità non mi ha mai coinvolto troppo, ancora meno ora perché a gennaio ho già trovato la mia strada”. Ingegneria della produzione industriale al Politecnico di Torino, “l’ansia più che per l’esame è pensare a questo trasferimento al Nord”.

Chiara Zammuto studia al tecnico industriale Galilei di Arezzo, due volte il Tolc ed è arrivata al punteggio per iscriversi a Scienze politiche a Bologna. “E’ un bene avere già una prospettiva dopo la Maturità, così la vivi meglio. Ma è anche un male perché pensando ai punteggi da prendere per passare i test ti perdi il meglio del percorso scolastico. I prof non capiscono la nostra esigenza, che è quella di costruirci un futuro, non ti fanno nemmeno i complimenti sapendo che sei entrata in università”. E poi i primi test accademici cascano nei mesi più caldi, tra compiti e interrogazioni.

“Ho cominciato l’ultimo anno frequentando anche il corso per prepararmi al test di Medicina, non mi vedo in altro modo se non come medico” racconta Giulia Palamara, scientifico Volta a Reggio Calabria. Per ora è entrata al San Raffaele e a Enna-Kore, “ma punto agli atenei statali, a luglio riproverò”. In mezzo c’è l’Esame di Stato, “a questo punto per me vale solo come gratificazione personale e per gli insegnanti che mi hanno seguito nei cinque anni”.

Non tutti hanno le idee chiare, Fabrizio Manenti, 19enne maturando in Scienze applicate al liceo Russell di Bollate, ha già superato il test di Ingegneria al politecnico di Milano, poi ad aprile ci ha ripensato (“ma sarà la mia strada?”), si è presentato alla prova di Medicina e ora tenterà l’accesso anche a Psicologia. “Intanto ho deciso di mettere in primo piano questo ultimo anno di liceo, male che vada ho sempre un posto al Politecnico”.

La scuola, già. Sono ragazzi rappresentanti di istituto, protagonisti del network di ScuolaZoo, libri e impegno. Gaia sta facendo anche la cameriera per mettere via qualche euro per potersi mantenere in Inghilterra. Giulia, che ha studiato per mesi la mattina in classe, il pomeriggio al corso per indossare un giorno il camice bianco, solleva il dubbio: “Per preparaci ai test non ci siamo goduti la vita scolastica, abbiamo bruciato le tappe, di questo un poco me ne pento”.
 

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